Monthly Archive for aprile, 2009

Intervista a Roberto Freak Antoni – Puntata 69

La faccia di pazzo di Roberto "Freak" Antoni

La faccia di pazzo di Roberto Freak Antoni

Ospite del giorno è il frontman del gruppo che ha inventato il punk rock demenziale in Italia: Roberto “Freak” Antoni degli Skiantos.

Momenti salienti dell’intervista a Roberto “Freak” Antoni:
Buongiorno Freak.
Buona giornata a tutti, sono il perfido, rozzo e volgare “Freak” Antoni degli Skiantos! E anche ignorante!

È uscito da poco il nuovo disco degli Skiantos che si intitola Dio ci deve delle spiegazioni.
Con Dio siamo arrivati ormai ai ferri corti. Dopo trentadue anni sulla cresta dell’onta, avendo conseguito sempre un clamoroso, costante e coerente insuccesso, gli Skiantos arrivano a chiedere perché tutto questo. E lui non risponde, come sempre. Sembra estraneo, assente, indifferente alla cosa. È probabile che noi non si sia sintonizzati sulla giusta frequenza.

Il disco costa dieci euro, ma perché dovrei spenderli se posso scaricarlo gratis da internet?
Perché il disco può tornare ad essere quello che era negli anni ‘70, quando aveva un valore in sé, era importante anche per la copertina, le fotografie, i disegni, i logo e i messaggi che conteneva. Ogni cosa era significativa e il disco era un oggetto che, come il libro, personificava miti vari.

Gli Skiantos sono arrivati alla fase conclusiva del loro tour, che si chiama Fogna Tour…
Scusi scusi, come si chiama?

Fogna Tour.
Ahh, ma che bella idea, che umorista! Ci va a pennello, visto che siamo l’unico gruppo partito dalle cantine per arrivare nelle fogne!

Il suo collega Lemmy dei Motörhead ha scritto nella sua autobiografia che ha fatto tutto per la fica. Lei perché l’ha fatto?
Io l’ho fatto soprattutto per la noia. Non so se ha presente Il giornalino di Giamburrasca: io mi trovavo nella stessa identica posizione di Giannino Stoppani, una posizione di noia assoluta nei confronti del rock così anemico, così lustrini e paillettes che era il rock ufficiale della metà degli anni’70. Allora decisi che bisognava fare qualcosa, e insieme a me, senza saperlo, lo decisero i Ramones, i Sex Pistols, i Clash, e così nacque il punk.

Intervista a Franz Di Cioccio – Puntata 68

Franz di Cioccio della PFM

Franz di Cioccio della PFM

Alla “Trasmissione di Morelli” arriva Franz Di Cioccio, cantante e frontman della Premiata Forneria Marconi.

Momenti salienti dell’intervista a Franz Di Cioccio:
Lei è originario di Pratola Peligna in provincia de L’Aquila. Come ha vissuto questo dramma del terremoto che ha sconvolto molto anche noi?
Be’, anche voi qualcosa di grave lo avete avuto, perché anche la vostra è una terra che ha qualche problema sismico. Pratola Peligna è a 50 km da L’Aquila e non ha subito danni, però hanno vissuto il terrore puro. Sono scoppiato in lacrime quando ho visto L’Aquila perché c’ero stato l’estate scorsa con la PFM, fu una serata bellissima. Vedere ora la piazza ridotta in quel modo…

Lei ha scritto un libro sul tour PFM-De André intitolato Evaporati in una nuvola rock. Non è che De André sta diventando un po’ mainstream? È arrivato persino a Sanremo, e io ricordo una canzone dedicata a Luigi Tenco che era molto severa col festival.
È vero, ci siamo trovati in questo mainstream. In quest’ultima edizione di Sanremo abbiamo eseguito Il Pescatore che ha scatenato grandissimo entusiasmo, come se la gente fosse stata allo stadio. Noi non l’avremmo mai fatto se non fosse stato il giorno del suo compleanno e se non fosse stata l’occasione più bella per cantare una delle sue migliori canzoni, che il nostro arrangiamento ha reso ancora più vivace. È bello vedere De André così. Poi le manifestazioni in suo onore lasceranno spazio, dopo i dieci anni dalla sua morte.

Il coro dei Mirabili – Puntata 67

Il coro dei Mirabili, ispirato al maestro Giovanni Mirabile

Il coro dei Mirabili, ispirato al maestro Giovanni Mirabile

Il coro messinese dei Mirabili, poco prima di partire per Riccione alla volta del meeting Musicando, si esibisce alla “Trasmissione di Morelli”.

Intervista a Gianfranco Manfredi – Puntata 66

Gianfranco Manfredi, papà di Magico Vento

Gianfranco Manfredi, papà di Magico Vento

È pasquetta anche per “La Trasmissione di Morelli”. Guest star di questo giorno festivo è Gianfranco Manfredi, cantautore, scrittore, autore del fumetto Magico Vento.

Momenti salienti dell’intervista a Gianfranco Manfredi:
Magico Vento chiuderà nel 2010, vero?
Sì. È una serie che dura da molti anni e trovavo giusto completarla, perché nel tempo si è sviluppata come una specie di grande unica saga, che quindi richiede una conlcusione.

Quindi è stata una sua scelta?
Una scelta fatta in comune con la casa editrice. Naturalmente sono tempi difficili per il fumetto, dunque di fronte alla prospettiva di trovarsi davanti a un momento critico ho pensato fosse più giusto evitare una brutta sorpresa ai lettori, che magari da un momento all’altro potrebbero trovarsi orfani. Meglio chiudere un bel lavoro.

Una volta in un’intervista ha detto che i giovani lettori di oggi, a differenza delle generazioni precedenti, danno grandissimo spazio ai sentimenti senza vergognarsene. È per questo che trionfa un certo romanticismo facilissimo, tipo Moccia etc.?
Può darsi. Riguarda naturalmente i ragazzi più giovani, perché adesso l’asticella dell’età media si è molto abbassata. Ad esempio, quando Dylan Dog raggiunse il suo massimo successo si verificò che c’erano lettori di otto, nove anni, che un tempo i fumetti horror non li avrebbero nemmeno concepiti. Però in generale i giovani maschi leggono meno, leggono soprattutto le donne. In America l’80% dei lettori sono donne. Questo fa sì che certi temi sentimentali e un certo modo di scrivere si siano diffusi di più.

Lei già nel 1974 cantava una canzone intitolata “La Crisi”, che diceva testualmente: «La Crisi e’ strutturale/ e’ nata col capitale/ sta dentro al meccanismo di accumulazione/ il riformismo non sara’ una soluzione.» Adesso possiamo dirlo che lei aveva ragione?
All’epoca studiavo le lezioni di un grande economista che si chiama Nanni Arrighi. Tuttora c’è chi sostiene che le crisi siano cicliche e chi invece sostiene che siano strutturali. Io questa cosa la misi in una canzone molto ironica, che come musica riprendeva Rossini…

Califfo Show – Puntata 65

Il califfo Franco Califano in pieno califfato

Il Califfo Franco Califano in pieno califfato

Guest star del giorno alla “Trasmissione di Morelli” è il cantautore Franco Califano, detto il Califfo, che si dilunga in un’intervista a tutto campo su musica, religione, politica e naturalmente sesso.

Momenti salienti dell’intervista a Franco Califano:
Califfo, ma è vero che lei è un fan di Ratzinger?
La prima volta che l’ho visto, ho sentito qualcosa dentro e mi sono molto riavvicinato alla fede. Mi è piaciuto subito e continua ad essere quello che immaginavo: un uomo colto, politico, forte, duro al momento giusto, che non si ferma ad accarezzare le teste ma cammina dritto, perché ha tanto cammino da fare.

Ha sentito le polemiche sul preservativo?
Ma sul preservativo il papa non ha torto: lui dice che non basta, capito? Perché se tu c’hai il preservativo ma baci in bocca una donna che c’ha l’AIDS, con la saliva, è lo stesso.

No, ma con la saliva non si trasmette l’AIDS.
Seee, pure sotto la doccia si può trasmettere! Anche la saliva è contagiosa. Ma pure mangiare e bere nello stesso bicchiere… E poi il preservativo si può pure sfilare, e molte volte rimane dentro la donna. Questo lo sa pure il papa, che non è fessacchiotto.

Giusto. Ma è vera questa voce che lei sarebbe fascista?
Primo, non ho mai avuto tessere. Secondo, sono sempre stato anticomunista. Io sono di centro-destra, sono un moderato liberale.

Non fascista?
No, quale fascista?! Fascista mai!

Be’, passiamo al sesso. Lei ha più volte scritto e detto che noi giovani non sappiamo fare sesso.
Certo, perché non siete maturi e lo fate di fretta e svogliatamente! Dovete farlo con donne più grandi, perché per diventare grandi maestri bisogna avere grandi maestre. Io per esempio ho avuto il primo rapporto a 9 anni con la mamma di un mio amico.

Ma questa non è pedofilia?
Eh no, se una donna fa delle avances a un bambino e al bambino questa donna piace, e le accetta, la pedofilia dove sta?

I cinesi non muoiono mai? – Puntata 64

Donna cinese in costume tipico (fonte: AnthroLOLogy)

Donna cinese in costum tipico (fonte: AnthroLOLogy)

Ospite di oggi è Raffaele Oriani, giornalista, autore – insieme a Riccardo Staglianò – del reportage I cinesi non muoiono mai.

Momenti salienti dell’intervista a Raffaele Oriani:
Questa storia secondo cui i cinesi che muoiono in Italia si fanno rispedire in Cina è vera o no?
Siamo partiti da qui per capire cosa c’è di vero in questi luoghi comuni, o pregiudizi. Questo, alla prova dei fatti, è semplicemente un pregiudizio. I cinesi muoiono meno di noi soltanto perché sono più giovani di noi. Gli italiani sopra i 60 anni solo il 20% della popolazione, i cinesi il 2%. Ma poi spesso nei cimiteri italiani si trovano cinesi.

Ma le triadi, questa famosa mafia cinese, esiste o no?
Indagini che ne abbiano provato l’esistenza ce ne sono pochissime, o meglio solo una, a Firenze. Invece esistono molte gang delinquenziali giovanili, che hanno una mobilità estrema tra le Chinatown di Torino, Roma, Napoli etc., hanno una propensione alla violenza molto sviluppata e colpiscono solo la comunità cinese.

In futuro avremo un presidente del consiglio di nome Wang?
Non so, e non so fin quanto è auspicabile. Però c’è una forte integrazione soprattutto tra i ragazzi: molti vengono qui e nell’arco di tre anni sanno già parlare benissimo l’italiano.

L’auto-biografia di Vincenzo Sparagna/3 – Puntata 63

Il giornalista Vincenzo Sparagna in versione Kit Carson

Il giornalista Vincenzo Sparagna in versione Kit Carson

Dopo la prima e la seconda puntata, il fondatore e direttore della storica rivista «Frigidaire», Vincenzo Sparagna, continua a raccontare la propria avventurosa auto-biografia.

Momenti salienti del racconto di Vincenzo Sparagna:
Cos’hai fatto dopo la fuga attraverso il Rio de La Plata?
Ho passato molto tempo in Portogallo durante la rivoluzione dei garofani, una rivoluzione per una volta tanto vittoriosa. Nel cuore della vecchia Lisbona, mentre i ricchi sfuggivano alle rivolte popolari, occupammo un vecchio edificio per creare un’ambasciata rivoluzionaria per rivoluzionari italiani.

E poi?
Poi tornammo in Italia, in tempo per partecipare al movimento del 77. Io ero a Roma. Scrissi la mozione per la cacciata di Lama dall’università.

Quindi Lama l’hai cacciato tu?
Ho contribuito senz’altro. Mi hanno anche spaccato gli occhiali…

Intervista a Pino Maniaci – Puntata 62

Il giornalista Pino Maniàci in una foto di Maura Pazzi

Il giornalista Pino Maniàci in una foto di Maura Pazzi

Guest star de “La Trasmissione di Morelli” è Pino Maniàci, proprietario dell’emittente TV di Partinico (PA) Telejato, il media più scatenato di tutti nella lotta contro la mafia siciliana. Maniàci è sotto processo per esercizio abusivo della professione giornalistica, e ne parla ai nostri microfoni.

Momenti salienti dell’intervista a Pino Maniàci:
Pino, ’sto tesserino di giornalista ce l’hanno cani e porci: perché non te lo sei pigliato prima?
Ma tu pensi che per fare il giornalista come lo facciamo noi, lottando contro la mafia senza se e senza ma, ci vuole il tesserino?

No, infatti io non l’ho preso.
La redazione di Telejato è a posto con la legge: abbiamo un direttore responsabile eccellente, Riccardo Orioles, e tanti giovani che rischiano la vita per fare informazione. Il tesserino non serve.

Ma ti condannano o ti assolvono?
Ho subito una stessa accusa nel 2008 e sono stato assolto il 10 luglio 2008 con formula piena perché il fatto non sussisteva. Questo perché ancora oggi esiste l’articolo 21 della Costituzione, grazie a Dio…

Calcio e politica. Puskas, l’Ungheria e l’URSS – Puntata 61

Ferenec Puskás, leggendario calciatore ungherese

Ferenec Puskás, leggendario calciatore ungherese

Oggi il giornalista Luigi Bolognini alla “Trasmissione di Morelli” parla del suo libro La squadra spezzata. L’Aranycsapat di Puskás e la rivoluzione ungherese del 1956.

Momenti salienti dell’intervista a Luigi Bolognini:
Capita spesso che le squadre di calcio siano ambasciatrici di regimi?
Sì, in genere lo sport è uno degli strumenti di consenso e propaganda preferiti dai regimi di qualunque colore: da quelli di stirpe sovietica, come in questo caso, a quelli fascisti come l’Italia di Mussolini o l’Argentina di Videla. Se la squadra sportiva è di buon livello e vince, ci si può vantare col popolo, e a livello esterno si può dire che l’eccellenza, in questo caso socialista, crea grandi atleti. Il capo del calcio ungherese era il segretario del partito comunista.

Fino a che punto il calcio è oppio dei popoli?
Tutto sommato abbastanza. Se la squadra vince riesce a dare l’illusione che le cose stiano andando bene: questo vale oggi come ieri. Poi in genere parlare di calcio può essere anche un modo per non parlare d’altro, ad esempio di politica.

È vero che gli ungheresi erano fortissimi negli anni ‘50 perché giocavano d’esterno?
Certo, il cosiddetto tocco all’ungherese. Consiste in una sorta di frustata al pallone, assestata con le ultime tre dita del piede. La palla assume una traiettoria zigzagante. Adesso è più facile dare una simile traiettoria, per via del tipo di palloni che utilizzano, ma all’epoca era un’altra cosa. Il “tiro all’ungherese” divenne un modo di dire, soprattutto nell’Italia del nord.

L’auto-biografia di Vincenzo Sparagna/2 – Puntata 60

Vincenzo Sparagna tra Allende e Pinochet

Vincenzo Sparagna tra Allende e Pinochet

Dopo la prima puntata, il fondatore e direttore della storica rivista «Frigidaire», Vincenzo Sparagna, continua a raccontare la propria avventurosa auto-biografia.

Momenti salienti del racconto di Vincenzo Sparagna:
Ti sei trovato in mezzo tra Pinochet e Allende…
C’era questo gruppo, Patria y libertad, che aveva messo in prima pagina la mia foto e quella di altri compagni come agitatori internazionali. In quel frangente siamo riusciti a scappare attraverso le Ande.

Sei scappato sui monti, come Belle et Sebastien!
Poi sono tornato in Argentina dopo il colpo di Stato di Videla. Sono arrivato nel momento più terribile del dominio militare sull’Argentina. Tante atrocità, torture infinite, migliaia e migliaia di morti. Entrai da clandestino, attraverso il fiume Paraguay.

Ma che andavi a fare in Argentina?
Creare collegamenti con quelli che erano fuggiti all’estero, portare dei messaggi, incrociare le organizzazioni che si battevano contro la dittatura e raccontare per il Manifesto ciò che succedeva laggiù, ma da un punto di vista militante…




supporto SEO