Monthly Archive for maggio, 2009

Viaggio in Russia – Puntata 100

Il Cremlino, antro dei misteri

Il Cremlino, antro dei misteri

Oggi la “Trasmissione di Morelli” va in onda da Mosca, capitale della Russia.

Viaggio in Bielorussia – Puntata 99

L'hotel Orbita a Minsk, in Bielorussia

L'hotel Orbita a Minsk, in Bielorussia

Oggi “La Trasmissione di Morelli” va in onda da Minsk in Bielorussia.

Viaggio in Ucraina – Puntata 98

Palazzo Maryinsky a Kiev, Ucraina

Palazzo Maryinsky a Kiev, Ucraina

Oggi “La Trasmissione di Morelli” va in onda da Kiev in Ucraina.

Viaggio in Romania – Puntata 97

Il castello di Vlad in Romania

Il castello di Vlad in Romania

Oggi “La Trasmissione di Morelli” va in onda da Arefu in Romania.

Viaggio in Ungheria – Puntata 96

Il ponte delle catene Széchenyi a Budapest

Il ponte delle catene Széchenyi a Budapest

Oggi la “Trasmissione di Morelli” va in onda da Budapest, capitale dell’Ungheria.

Il punto G secondo il professor Jannini – Puntata 95

Il punto G è una prostata atrofizzata

Il punto G è una prostata atrofizzata

Il professore Emmanuele Jannini, docente di endocrinologia e sessuologia all’università de L’Aquila, spiega i segreti del punto G alla “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Emmanuele Jannini:
Perché prima di lei nessuno aveva mai pensato di cercare il leggendario punto G con delle ecografie?
Innanzi tutto per un motivo culturale: la fisiologia sessuale femminile è sempre stata considerato un tabù da ignorare. E poi è più complicata, è più facile partire dal modello maschile, ben più semplice.

Come fa l’uomo della strada a trovare il punto G?
La logica è quella dell’esplorazione. La sessualità femminile è dotata di genitali interni, che come tali richiedono la scoperta di un percorso, un insight. Questo non vale solo per l’amante ma anche per la donna stessa, per la quale è importante conoscere la propria anatomia.

Nell’intervista che ha rilasciato a Wired ha spiegato che il punto G nelle donne è l’atrofizzazione della prostata. Questa cosa mi ha sconvolto.
Gli esseri umani partono da un modello anatomico comune. All’inizio della nostra vita fetale siamo sessualmente indifferenziati. Man mano che accadono eventi di ordine genetico e ormonale il corpo cambia e va in direzione maschile o femminile. Il che significa che ciascun sesso ha strutture anatomiche più o meno sviluppate dell’altro. Ad esempio i maschi hanno i capezzoli anche se non allattano. Così come hanno l’utero.

Gli uomini hanno l’utero?!
Si chiama otricolo, è una variante anatomica molto molto piccina. È un organo su cui gli scienziati non si sono ancora molto interrogati.

E il punto G?
È caratterizzato dalla stessa identica struttura della prostata e dispone di una struttura vascolare sostanzialmente identica ai corpi cavernosi del pene, insieme a strutture nervose dedicate alla reazione sessuale. Ebbene, tale struttura complessa è come una torta fatta di ingredienti che cambiano continuamente da persona a persona. Alcune donne hanno più sviluppata una componente piuttosto che un’altra.

Intervista ad Antonio Calenda – Puntata 94

Il regista Antonio Calenda in un'immagine d'archivio

Il regista Antonio Calenda in un'immagine d'archivio

Antonio Calenda, regista teatrale tra i più acclamati in Europa, è ospite de “La Trasmissione di Morelli” per presentare la prima nazionale della pièce Ultimo giorno, scritta da Dario Tomasello.

È molto diverso portare in scena un autore vivente piuttosto che rapportarsi ai classici?
In 45 anni di teatro ho sempre privilegiato gli autori italiani, che ritengo una vigile testimonianza della contemporaneità. L’autore contemporaneo ti porta a riflettere sulle dialettiche che agitano la realtà. Credo che il teatro sia costantemente contemporaneo: anche i classici sono tali proprio perché contemporanei.

C’è un rapporto di collaborazione con gli autori?
Nel testo di Dario Tomasello inizialmente intravidi alcune potenzialità ulteriori che lui aveva tenuto come implose. Quando ne abbiamo parlato, lui ha liberato questi elementi che io avevo in qualche modo sentito. Da questa collaborazione è nata una cosa ultronea rispetto alla primitiva stesura, che arricchisce a mio avviso lo spettacolo. Abbiamo lavorato con serenità ed entusiasmo per far esplodere quest’opera verso ulteriori itinerari: il dramma è stato sottratto al suo originario realismo e portato verso un’universalità non solo formale-iconografica ma anche di contenuti, che lo rende – a mio avviso – un piccolo classico.

Che altro?
È molto meritorio da parte del teatro di Messina formulare proposte teatrali in cui l’autore italiano contemporaneo sia al centro dell’attenzione. Vuol dire essere teatro vigile e importante, inserito nel flusso della cultura italiana.

L’auto-biografia di Vincenzo Sparagna/8 – Puntata 93

Vincenzo Sparagna mentre suona Bach

Vincenzo Sparagna mentre suona Bach

Dopo le prime 7 puntate, il fondatore e direttore della storica rivista «Frigidaire» (da poco di nuovo in edicola), Vincenzo Sparagna, continua a raccontare la propria avventurosa auto-biografia.

Momenti salienti del racconto di Vincenzo Sparagna:
Dove eravamo rimasti?
Alla morte di Tamburini e Pazienza, entrambi per eroina. Gettò un’ombra di cupezza per anni anche su «Frigidaire».

In quanti consumavano eroina nella redazione di «Frigidaire»?
Essenzialmente Tamburini e Pazienza. Gli altri non hanno mai consumato eroina.

Quindi una mortalità del 100%.
Eh sì. In quel periodo Berlusconi stava tentando di impadronirsi di Repubblica e a noi venne l’idea di creare un falso della Repubblica. All’epoca non usciva il lunedì, quindi facemmo «il lunedì della Repubblica». A differenza di ciò che alcuni si aspettavano, non era schierato né con Berlusconi né con De Benedetti-Scalfari. Eravamo contro Berlusconi, come lo siamo tuttora, ma per nulla teneri contro gli affaristi della sinistra. Il giornale tirava centomila copie, tant’è che «Repubblica» ci fece due cause, che vincemmo. Alla fine, dopo due anni, chiudemmo il giornale per via di continui sabotaggi alla distribuzione, immagino su mandato della «Repubblica». Alla fine vendemmo alla «Repubblica» la nostra testata, che tuttora esce il lunedì col titolo «il lunedì della Repubblica».

Apocalypse Murdoch: intervista a Glauco Benigni – Puntata 92

Glauco Benigni, esperto del fenomeno Murdoch-Sky

Glauco Benigni, esperto del fenomeno Murdoch-Sky

Glauco Benigni, autore di Apocalypse Murdoch, storia e leggenda del padrone di Sky, è ospite della “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Glauco Benigni:
Sky vuole conquistare il monopolio mediatico in Italia?
Non è possibile. I monopoli nell’aria mediatica non sono pensabili perché l’UE li eviterebbe. Certo, fosse per il governo locale, ci si potrebbe anche pensare. Murdoch vuole l’esclusiva sulla televisione a pagamento. E ce l’ha avuta fino a quando Berlusconi, approfittando del digitale terrestre, non ha messo su un sistema di tv a pagamento.

In futuro Rai e Mediaset soccomberanno nella lotta con Sky?
Ognuno svolge il suo ruolo. Tre sono le fonti di risorse dei media: il denaro pubblico, che spetta alla Rai in quanto servizio pubblico, il denaro della pubblicità, che spetta alla televisione commerciale Mediaset, il denaro in arrivo dagli abbonamenti, che spetta a Murdoch.

Quindi Murdoch non vuole competere sul piano della tv cosiddetta “gratuita”?
Questo non lo sappiamo. Ci sono delle norme che gli impediscono di chiedere concessioni per fare televisione sostenuta dalla pubblicità. Può darsi che se glielo concedessero, lui lo farebbe.

In giro si dice che Murdoch sia molto amico della massoneria, quella potente, non quella di Alberto Sordi.
Io il suo numero di tessera non l’ho mai visto. Però molti amici miei inglesi, americani e australiani che lo conoscono sin da bambino non hanno dubbi che lui sia interno alle grandi logge internazionali e che faccia parte di un’area di massoneria internazionale molto potente.

Intervista a Elisabetta Bucciarelli – Puntata 91

Una tipica situazione noir

Una tipica situazione noir

La scrittrice Elisabetta Bucciarelli, autrice del romanzo Io ti perdono, è ospite della novantunesima puntata della “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Elisabetta Bucciarelli:
Io ti perdono è un noir, cioè una cosa molto diversa rispetto al cosiddetto “giallo”.
Questa è questione spinosa. Noir e giallo dovrebbero avere anche delle diverse regole di scrittura. Invece in questo momento si definisce noir ciò che prende in esame il male, la parte nera, il lato oscuro della nostra società. Ed è certo che nel libro esistono delle indagini che sfiorano anche il meccanismo del giallo classico.

La protagonista del libro è Maria Dolores Vergani, qui alla sua quarta avventura.
È la quarta indagine “seria” della Vergani, che è un po’ l’occhio attraverso cui sto raccontando la realtà. Lei è una donna molto normale, raccontata in un’età fra i 35 e i 40, che è un momento molto importante per la vita di una donna, il periodo in cui si fanno i conti con le emozioni più forti.

Che ideologie ha Maria Dolores Vergani?
È più rivolta verso la ricerca del “perché” si delinque piuttosto che alla semplice consegna del reo alla giustizia.

Quindi è buonista.
Diciamo che è molto garantista.




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