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Festa grande per l’ultima puntata della prima serie de “La Trasmissione di Morelli”. Si chiude in compagnia della redazione giornalistica di RadioStreet Messina.
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Festa grande per l’ultima puntata della prima serie de “La Trasmissione di Morelli”. Si chiude in compagnia della redazione giornalistica di RadioStreet Messina.
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La penultima puntata della “Trasmissione di Morelli” ripropone alcuni momenti significativi delle puntate trascorse. Una sorta di “meglio di…” non esaustivo né indicativo, per guardarsi un attimo indietro prima del “season finale” di domani.
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Saverio Lodato
Ospite del giorno della “Trasmissione di Morelli” è Saverio Lodato, co-autore con Andrea Camilleri di Un inverno italiano – Cronache con rabbia, raccolta degli articoli usciti sulla rubrica “Lo chef consiglia” de «l’Unità».
Momenti salienti dell’intervista a Saverio Lodato:
Certe volte porre delle questioni è più difficile che abbozzare delle risposte.
Be’, il mio interlocutore è Andrea Camilleri, dunque ogni qualvolta mi sono trovato in difficoltà mi è venuto incontro lui. La nostra rubrica continua ancora oggi sull’«Unità», ed è nata dall’idea di porre un argine quotidiano a ciò che è diventato il nostro paese: l’informazione, la politica, il modo di affrontare le cose. La scommessa di Camilleri e mia era quella di fornire ai lettori una pillola di sopravvivenza quotidiana.Concordate le domande, o qualunque cosa lei chieda a Camilleri lui risponde?
Da novembre a oggi ho posto a Camilleri tutte le domande che mi sono passate per la testa e lui non ha mai mancato di rispondermi. Per le è una grande occasione professionale poter lavorare quotidianamente con un grande maestro come Andrea Camilleri.Quali, in sintesi, i temi affrontanti nel libro?
Questo libro parla dell’Italia di oggi, in cui il potere abita in una casa privata. L’Italia in cui alberga il più grande conflitto d’interessi che si registri nel mondo intero, dove il premier viene confidenzialmente chiamato “papi” da un esercito di escort che, forse legittimamente, aspirano a farsi largo nella vita ma vengono tratte in errore dal premier stesso. Un paese dove si fanno le leggi su misura, si fa il lodo Alfano perché il premier non venga processato, e la legge sulle intercettazioni telefoniche…
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Il regista Giuseppe Ferrara
Il regista Giuseppe Ferrara (già autore di Cento giorni a Palermo, Il caso Moro, I Banchieri di Dio, etc.), parla alla “Trasmissione di Morelli” del suo prossimo film, La 13a corda, con protagonista Tomas Milian.
Momenti salienti dell’intervista a Giuseppe Ferrara:
Il suo prossimo film, titolo provvisorio La 13a corda, è già entrato nella storia perché segnerà il ritorno in Italia di Tomas Milian.
È così. Anzi, Tomas Milian ha stabilito per contratto che se non lo faccio io non fa il film.Com’è avvenuto il contatto?
Attraverso il mio produttore, Caroletti, marito di Eva Henger (che nel film farà una dark lady). Il protagonista sarà un ragazzo di vita di tipo pasoliniano, in una Roma degli inizi degli anni ‘70, prima della banda della Magliana.E Tomas Milian avrà un ruolo da cattivo.
Sì. Ho letto da qualche parte che verrà a rifare il Monnezza, ma non è assolutamente vero. Lo escludo nel modo più assoluto. Sarà un bandito di quartiere, “er più”. Reciterà con la sua voce in presa diretta, perché il personaggio è sudamericano.
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Tra gli spazi vuoti finalmente piove
La scrittrice messinese Alessia Battaglia, autrice di Fra gli spazi vuoti finalmente piove, è ospite del giorno della “Trasmissione di Morelli”.
Momenti salienti dell’intervista ad Alessia Battaglia:
Che significa Fra gli spazi vuoti finalmente piove?
Gli spazi vuoti sono quelli dell’anima, in cui si riesce sempre a trovare parti nuove di se stessi. Finalmente piove perché il libro nasce da un viaggio in Africa il cui filo conduttore era l’assenza d’acqua. L’acqua rappresenta metaforicamente lo scorrere della vita, che ci porta anche a introdurci in spazi vuoti e nuovi.Come possiamo descrivere il libro in poche parole?
È una sorta di puzzle, dei racconti scritti in tempi diversi senza struttura cronologica.Messina ha qualcosa in comune con l’Africa?
Con l’Africa nord-occidentale sì. È sempre stato un luogo di impasto tra culture varie. Nel ‘300 a Messina si parlava il sabir, la lingua dei marinai che navigavano nei porti del Mediterraneo, composta da genovese, tunisino, marocchino e anche siciliano. Messina ha un collegamento forte col bacino del Mediterraneo.