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Maurizio Blondet accanto al logo dell'Adelphi
Il giornalista Maurizio Blondet, direttore del sito Effedieffe.com e autore del libro-scandalo Gli Adelphi della dissoluzione, spiega alla “Trasmissione di Morelli” in che modo, secondo lui, la casa editrice Adelphi riproporrebbe la gnosi pagana dei secoli antichi e un messaggio di edonismo anti-umano.
Momenti salienti dell’intervista a Maurizio Blondet:
Lei nel 1994 ha pubblicato un libro oggi molto raro, Gli Adelphi della dissoluzione, in cui accusa la casa editrice Adelphi di farsi portatrice di istanze pagane.
La casa editrice Adelphi, fino più o meno al 1994 – adesso è una grande casa che pubblica un po’ di tutto – ha portato a sinistra dei temi della destra gnostica ed esoterica, partendo da un’interpretazione di Nietzsche come vero padre della sinistra post-comunista.
E perché?
Perché effettivamente Nietzsche, letto integralmente, è in un certo senso un radical chic, che dice che Dio è morto, i valori non esistono, l’uomo è libero di fare ciò che vuole e può. È il vero creatore delle ideologie anti-umane del ‘900. Il mio libro è dovuto in gran parte alle rivelazioni di un informatore anonimo, che faceva il lettore di dattiloscritti anche per Adelphi. Mi rivelò certi retroscena esoterici, misterici, che hanno a che fare con i capi della Banca Commerciale italiana, Enrico Cuccia e altri grandi della finanza.
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Don Fortunato Di Noto
L’ospite di oggi della “Trasmissione di Morelli” è Don Fortunato Di Noto, da sempre impegnato nella lotta alla pedo-pornografia. Racconta ai nostri microfoni una brillante operazione che ha recentemente portato in galera migliaia di pedofili in tutto il mondo.
Momenti salienti dell’intervista a Don Fortunato Di Noto:
Don Di Noto, lei è l’indiscusso paladino della lotta alla pedo-pornografia via internet.
Sì, ma questo è solo un aspetto dell’impegno sociale dell’associazione Meter a favore dell’infanzia. La nostra attività è stata pionieristica perché abbiamo cominciato nel 1989 ad analizzare, studiare e contrastare la pedopornografia via internet.
Nell’89 c’era internet?
C’era eccome. Era soltanto per pochi. Nell’89 io mi collegavo da Roma, e per la prima volta mi sono imbattuto in immagini pedopornografiche. Da lì è nato il mio impegno concreto: Meter è una delle poche associazioni al mondo che hanno individuato, anche dopo 20 anni, e naturalmente con l’autorizzazione della magistratura e della polizia postale, le piccole vittime della pedopornografia al fine di aiutarle.
Di pedofili ne vengono arrestati in continuazione, e le pene sono tra le più severe (ci sono purtroppo anche quelle non scritte, cioè gli abusi che vengono perpetrati nelle carceri). Eppure dal punto di vista della prevenzione generale l’efficacia è zero: continuano ad essercene tantissimi. Perché?
È questo il più grande dramma. Nonostante le leggi di tutto il mondo, migliaia di persone continuano ancora non solo a violare i bambini, a volte nell’impunità più totale, ma anche a divulgare materiale, credetemi, inimmaginabile. E noi non riusciamo a far capire davvero alla gente che in questo caso parliamo di situazioni talmente gravi che bisognerebbe davvero scendere in piazza.
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Il giornalista Oliviero Beha
Nuovo corso della “Trasmissione di Morelli”. Guest star del giorno è il giornalista Oliviero Beha, autore de I nuovi mostri.
Momenti salienti dell’intervista a Oliviero Beha:
Ne I nuovi mostri lei denuncia sin dal sottotitolo un «paese senza intellettuali». Non si tira un po’ la zappa sui piedi? Lei non corrisponde all’identikit dell’intellettuale impegnato?
Se corrispondo o no deve deciderlo chi legge. Posso dire che in questi ultimi trent’anni il paese è andato talmente indietro che io, che ho cominciato come giornalista sportivo, mi trovo trasformato in intellettuale per il solo fatto di non essere regredito.
Lei crede nella tesi che il paese sarebbe stato intontito dalla televisione dei “Colpo Grosso”, dei “Grande Fratello”, etc.? In fondo questa roba va in onda in tutto il mondo.
Sì, ma il problema è il dosaggio e la scelta. Il mio libro, I nuovi mostri, già dalla copertina parla di «un’opinione pubblica imbalsamata». C’è un’opinione pubblica in Italia? E di cosa discute? Qui si sono tutti divisi in un derby calcistico pro o contro Berlusconi, è un paese di cialtroni e addormentati che hanno rinunciato a pensare e non trasmettono niente alle generazioni successive.
Il suo libro parla anche di «democrazia svenuta».
In questo paese la democrazia non c’è più da un pezzo. Gli italiani di oggi sono nettamente peggiori di quelli di un tempo. Di politica in Italia non c’è più nulla, ci sono solo comitati d’affari: a destra e sinistra pensano solo agli affaracci loro. È come un’azienda che abbia degli azionisti di maggioranza (il governo e Berlusconi come amministratore delegato) e degli azionisti di minoranza che sono all’opposizione e dividono le briciole di potere lasciate libere da Berlusconi.