Archive for the 'Interviste sulla mafia' Category

Intervista ad Antonio Ingroia – Puntata 160

Il procuratore di Palermo Antonio Ingroia

Il procuratore di Palermo Antonio Ingroia

La guest star di oggi della Trasmissione di Morelli è il procuratore di Palermo Antonio Ingroia, uomo-chiave delle indagini sulle trattative tra Stato e mafia del 1992-93, intervistato dal direttore di RadioStreet Luciano Fiorino.

Momenti salienti dell’intervista ad Antonio Ingroia:
Lei ha detto che siamo all’anticamera della verità.
Senza voler enfatizzare eccessivamente, sono emerse importante risultanze relative alla stagione delle stragi e a quello che, con certezza, è stata la trattativa. La storia d’Italia è stata fatta da quelle stragi e da quella trattative, e la seconda repubblica è nata su quella stagione.

Perché adesso?
Ci sono state, c’erano e ci sono ancora verità scomode, difficili da far venire fuori. La mia sensazione è che in questi anni sia prevalsa la volontà di rimuovere la verità. Ma in questi ultimi mesi, anche per una serie di coincidenze fortunate, si è innescato un meccanismo a catena per cui sono emerse molte verità e altre ancora speriamo che emergano.

Intervista a Salvatore Borsellino – Puntata 159

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino

L’ospite del giorno della “Trasmissione di Morelli” è Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino.

Momenti salienti dell’intervista a Salvatore Borsellino:
Cos’è il castello Utveggio, e cosa c’entra con la strage di via D’Amelio?
Il castello Utveggio è un edificio dei primi del novecento che si trova sul monte Pellegrino, il monte che sovrasta Palermo e che è visibile da qualunque parte della città. A mio avviso, e anche secondo Gioacchino Genchi, nel luglio 1992 dal castello Utveggio – che ospitava un centro del SISDE, il servizio segreto civile italiano – è stato azionato il telecomando che ha causato la strage di via D’Amelio. Fu Gioacchino Genchi a rendersi conto che il telecomando non potesse essere stato azionato da via D’Amelio, perché altrimenti l’attentatore stesso sarebbe morto. Inoltre nel castello Utveggio c’erano apparecchiature per le intercettazioni telefoniche, e il telefono di casa di mia madre era stato manomesso per tenere sotto controllo il luogo del futuro attentato.

Lei ha sempre detto che gli attuali equilibri politici affondano le radici nella strage di via D’Amelio. Il fatto che ora stia emergendo la verità significa che stanno anche cambiando gli assetti politici nazionali?
Qualcosa sta cambiando, anche perché altrimenti non si giustificherebbe il fatto che molte persone abbiano cominciato improvvisamente a ricordare. Purtroppo una persona che dovrebbe ricordare, Nicola Mancino, continua a negare di aver mai incontrato Paolo Borsellino, ciò che va contro tutte le evidenze.

Intervista a Pino Maniaci – Puntata 158

Il giornalista di Telejato Pino Maniaci

Il giornalista di Telejato Pino Maniaci

Ospite odierno de “La Trasmissione di Morelli” è Pino Maniàci, proprietario dell’emittente TV di Partinico (PA) Telejato, il media più scatenato di tutti nella lotta contro la mafia siciliana. Maniàci parla del patto Stato-mafia e del Papello di Totò Riina.

Momenti salienti dell’intervista a Pino Maniaci:
Perché secondo te la mafia ha smesso di uccidere dopo il 1993?
Stando alle recenti rivelazioni di numerosi collaboratori di giustizia, dopo il 1993 Cosa Nostra aggancia un nuovo referente politico, che si chiama Forza Italia, e gli fa capire che la stagione delle stragi è finita. Credo che in quel momento si sia stipulata la “pax mafiosa” e non c’è stato più bisogno delle stragi.

Come fai a dire questo?
Ho intervistato Massimo Ciancimino, che spesso si trincera dietro il segreto istruttorio. Lui dice queste cose, e fa paura a qualcuno.

Ma il castello Utveggio che cos’è?
E’ stato probabilmente il quartier generale della strage di Via D’Amelio.

Intervista a Gian Carlo Caselli – Puntata 157

Gian Carlo Caselli

Gian Carlo Caselli

Guest star di oggi della “Trasmissione di Morelli” è il giudice Gian Carlo Caselli, procuratore della Repubblica a Palermo negli anni neri tra il 1993 e il 1999, eroe dell’antimafia italiana. Si parla ancora di Stato e mafia.

Momenti salienti dell’intervista a Gian Carlo Caselli:
Come si vive sotto scorta come lei?
Vivo scortato dal 1974. La scorta mi ha salvato la pelle almeno due volte ai tempi dell’antiterrorismo, contro un attentato delle BR e uno di Prima Linea, e chissà quante altre volte a Palermo. Dopo le stragi mi sono fatto trasferire a Palermo il mio stile di vita è ulteriormente cambiato. Vivevo all’ottavo piano di un palazzo vuoto, l’ascensore saliva direttamente dal piano terra all’ottavo piano. Sul mio pianerottolo c’era H24 un soldato di leva, sempre armato con mitra ed elmetto, avvolto dal filo spinato e dai sacchetti di sabbia. Eravamo letteralmente in guerra.

Poi la mafia è cambiata.
Questo è oggettivo. Prima uccidevano con le stragi, ora se uccidono lo fanno in segreto con la lupara bianca. La mafia è entrata in un cono d’ombra per cicatrizzare le ferite e riallacciare in tranquillità nodi soprattutto sul versante degli affari e dei rapporti economici.

Cosa può dirci sull’accordo Stato-mafia del 1992-3?
Non posso parlarne. Sono in corso delle inchieste curate da colleghi estremamente preparati e coraggiosi. Posso soltanto dire che ho grande fiducia nei loro confronti e interesse verso il loro lavoro. Queste inchieste riguardano fatti criminali di grande impatto sulla nostra democrazia, che ha rischiato di rimanerne travolgerla.

Contromafie: gli Stati generali dell’antimafia – Puntata 156

Locandina degli Stati generali dell'antimafia 2009

Locandina degli Stati generali dell'antimafia 2009

Oggi si parla degli appena conclusi Stati generali dell’antimafia: RadioStreet Messina ha partecipato col proprio inviato, Salvatore Rizzo.

Momenti salienti del report di Salvatore Rizzo:
Raccontaci l’intervento del procuratore nazionale Piero Grasso.
È avvenuto nella giornata inaugurale, poco dopo l’intervento del Presidente della Repubblica. Piero Grasso ha parlato col cuore e con la pancia. Si intravedeva nelle sue parole la rabbia per le insinuazioni e i veleni che stanno attualmente circolando nel nostro paese. In questo momento c’è forse qualcuno che ha interesse a fare confusione, ma Piero Grasso è senza dubbio un servitore fedele dello Stato.

Come era presente Messina agli Stati generali dell’antimafia?
Messina era presente con RadioStreet e con ECOSMED, che entrambi hanno sede a Forte Petrazza. Noi abbiamo vissuto momenti terribili negli ultimi giorni. C’è stato un ministro della Repubblica che nel giorno del lutto per prima cosa si è sentito in dovere di fare una dichiarazione stata rassicurante nei confronti dei poteri, in favore di un ponte che ancora nessuno ha davvero capito.

Un ponte che interessa molto alla mafia.
Su questo ci sono delle interessanti analisi del gruppo Abele, e la pervasività delle mafie nelle grandi opere è dimostrata dagli atti giudiziari e dagli studi.

La casta della monnezza – Puntata 111

La casta della Monnezza, di Iurillo e De Stefano

La casta della Monnezza, di Iurillo e De Stefano

Ospite del giorno della “Trasmissione di Morelli” è Vincenzo Iurillo, autore, insieme a Bruno De Stefano, de La casta della monnezza – Dall’emergenza rifiuti alla crisi finanziaria, il ritratto di un Paese e di una classe politica sotto inchiesta.

Momenti salienti dell’intervista a Vincenzo Iurillo:
Da che punto di vista il tuo libro affronta i problemi infiniti della zona campana?
È un libro che fotografa un fenomeno che non ha eguali in Italia: quello della classe politica campana, coinvolta in un numero d’inchieste giudiziarie impareggiabile.

Qual è la posizione di Italo Bocchino, importante esponente del Pdl?
Bocchino è coinvolto nell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Romeo”, l’immobiliarista accusato dalla procura di Napoli di farsi costruire su misura dai politici del Comune di Napoli delibere favorevoli alle sue aziende. Per Bocchino c’è stata anche una richiesta di arresto, che è ferma in attesa della decisione della Consulta sull’utilizzabilità delle intercettazioni. Bocchino, secondo gli inquirenti, avrebbe mosso le proprie pedine per favorire le imprese di Romeo per quel famoso Global Service da 400 milioni di euro, delibera che il Comune di Napoli non ha mai approvato. Bocchino respinge ovviamente tutte le accuse.

E Bassolino?
Lui è sotto processo per una presunta truffa aggravata allo Stato relativa al periodo in cui fu commissario straordinario per l’emergenza rifiuti. Secondo l’accusa avrebbe firmato un contratto che sapeva di non poter rispettare, con delle clausole dannosissime per lo Stato – che lui rappresentava – e che sarebbero state la causa del fallimento della gestione integrale del ciclo di rifiuti che ha portato nel 2007-08 all’emergenza rifiuti, che peraltro – coincidendo con la crisi del governo Prodi – è stata tra le principali cause della sconfitta del centrosinistra alle ultime politiche. È un processo complicatissimo nel quale Bassolino è imputato insieme ad altri 28 personaggi, e che probabilmente arriverà alla prescrizione.

Vaticano S.p.A. – Puntata 108

Rappresentazione simbolica del concetto di finanza vaticana

Rappresentazione simbolica del concetto di finanza vaticana

Ospite di oggi de “La Trasmissione di Morelli” è Gianluigi Nuzzi, autore di Vaticano S.p.A., Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa.

Momenti salienti dell’intervista a Gianluigi Nuzzi:
Di cosa parla Vaticano S.p.A.?
È un libro sulla finanza occulta del Vaticano negli anni ‘90. Racconta, sulla base di 4000 documenti lasciatici da mons. Dardozzi, cos’è successo nella finanza vaticana dopo Calvi e Marcinkus. Tra le altre cose, il mio libro documenta un vorticoso fiume di denaro – frutto anche di tangenti – che entrava e usciva dallo IOR, la banca del papa. Tra i conti principali dello IOR c’era anche uno con la firma di Andreotti.

Significa che Andreotti gestiva fondi neri?
Significa che Andreotti aveva diritto di firma su uno dei conti più importanti dello IOR, sul quale sono transitati anche fondi della tangente Enimont (ma bisogna vedere se Andreotti ne era a conoscenza o meno). Il nome in codice di Andreotti era comunque emblematico: “omissis”.

Papa Wojtila era a conoscenza di questi traffici sporchi?
Sì, perché ricevette i resoconti dei controlli interni scattati in Vaticano. Però non fece granché, perché dopo l’inchiesta interna tutti i responsabili rimasero ai propri posti di potere per oltre un anno, fino allo scoppio dell’inchiesta Mani Pulite.

Salvatore Giuliano, bandito gay – Puntata 89

Il bandito Giuliano era forse gay?

Il bandito Giuliano era forse gay?

Il professor Giuseppe Casarrubea, studioso tra i più autorevoli della storia siciliana, ipotizza che il bandito Salvatore Giuliano e i suoi uomini fossero gay. Lo ha raccontato anche a Daniele Ciprì e Franco Maresco in un memorabile documentario. Oggi invece ne parla diffusamente alla “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Giuseppe Casarrubea:
Giuliano e la sua banda erano omosessuali? Fuori le prove.
Prove in senso “classico” non ce ne sono. Siamo nel campo delle mere ipotesi, basate sul fatto che quando i componenti della banda Giuliano si associarono, nel gennaio del 1944, la loro formazione era già avvenuta all’interno di un’esperienza di tipo arcadico-pastorale e feudale lontana dai centri abitati, dal consorzio civile e dalla compagnia femminile.

Quindi?
I ragazzi che componevano la banda Giuliano avevano soprannomi molto eloquenti. Uno era chiamato “culu iancu”, cioè “culo bianco”. Evidentemente qualcuno l’aveva visto coi pantaloni abbassati.

Può succedere negli ambienti camerateschi.
Ma non negli ambienti pastorali. I pastori all’epoca erano solitari in modo esclusivo: nessun altro soggetto entrava nel loro mondo. Un altro bandito si chiamava “caca-ova”, nome volgare per designare la gallina, non certo il gallo. E poi c’era “chiara-valle”, soprannome composto da un aggettivo e un sostantivo entrambi femminili.

E Salvatore Giuliano?
La notte in cui Giuliano venne eliminato, il suo luogotenente Gaspare Pisciotta lo andò a trovare. Non risulta che nella stanza di Giuliano ci fossero due letti, o un letto matrimoniale.

Mi risulta che Giuliano nella sua vita abbia avuto diverse donne.
Sì, ma non si trattava di amanti, come ci hanno fatto credere i giornali. Una era Maria Ciliacus, agente dei servizi segreti svedesi. Un’altra era Selene Corbellini, che effettivamente era andata a trovarlo, ma non per motivi amorosi: da documenti che abbiamo ritrovato a Washington risulta che la Corbellini non fosse l’amante di Giuliano, bensì il capo delle SAM, Squadre d’Azione Mussolini.

Storia della mafia – Puntata 87

Genco Russo, il boss di Mussomeli

Genco Russo, il boss di Mussomeli

Il professor Giuseppe Carlo Marino, autore del volume Storia della mafia, parla di Cosa Nostra alla “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Giuseppe Carlo Marino:
Nel suo libro ha elaborato la categoria innovativa della nazi-mafia. Può spiegarci questo concetto?
La mafia nel suo sviluppo storico ha attraversato varie tappe, pur mantenendo caratteristiche di fondo della sua tradizione. Invece, con l’ascesa dei corleonesi di Totò Riina, si verifica una rottura con quella tradizione. È il momento in cui la mafia assume caratteristiche dichiarate di anti-Stato, ponendosi in netta alternativa rispetto allo Stato. È una scelta scriteriata e folle, le cui caratteristiche sono simili per qualità a quelle della scelta folle di Hitler di sfidare il mondo con le sue ideologie razziste e l’aspirazione a fare della Germania la capitale del mondo.

Messina ha la fama di “città babba”, cioè estranea al fenomeno mafioso.
È vero che il fenomeno mafioso si è radicato prima nella Sicilia centro-occidentale per poi espandersi a territori che inizialmente ne erano immuni, tra cui Messina. Però attenzione: Messina in realtà aveva già un nucleo di mafia piuttosto rilevante, costituito da una mafia dei pascoli, nella zona dei Nebrodi. Era una mafia silenziosa, ma mi risulta con chiarezza che ci fossero collegamenti strettissimi tra l’area di Sant’Agata di Militello e l’area di Mussomeli, patria di Genco Russo.

Lei concorda con ciò che dice il procuratore Piero Grasso, cioè che Cosa Nostra oggi è in ginocchio?
Se lo dice lui, il più autorevole esponente della lotta alla mafia, ci credo. Però se è in ginocchio Cosa Nostra, non è certamente in ginocchio il fenomeno mafioso.

Lotta civile contro le mafie e l’illegalità – Puntata 81

Boss di Cosa Nostra

Boss di Cosa Nostra

Ospite del giorno è la giornalista Antonella Mascali, autrice del libro Lotta civile. Contro le mafie e l’illegalità.

Momenti salienti dell’intervista ad Antonella Mascali:
Con questo libro hai fatto un pellegrinaggio nel dolore causato dalla mafia.
Be’ sì. Ho iniziato questo libro col capitolo dedicato a Pippo Fava, direttore de «I Siciliani», anche perché io vengo da quella storia. Ero molto piccola, leggevo «I Siciliani» perché già volevo fare la giornalista, e ho cominciato a scrivere su quel giornale quando ero al ginnasio, subito dopo la morte di Pippo Fava. Poi per questo libro ho incontrato tantissimi familiari di vittime della mafia, che hanno un comune denominatore: sono tutti impegnati nel sociale. Hanno deciso di dedicarsi alla battaglia per la giustizia, contro la criminalità organizzata. Il loro compito è anche quello di far si che non si dimentichino i loro familiari e soprattutto la storia che c’è dietro, che tuttavia riguarda tutti noi. Come mi ha detto Elena Fava, figlia di Pippo Fava, «mio padre è mio, ma appartiene a tutti».

Coloro che sono stati uccisi dalla mafia sono eroi?
Non sono eroi, li abbiamo fatti diventare noi eroi. Come mi ha detto Giovanni Chinnici, figlio del giudice Rocco Chinnici ucciso a Palermo, «persone come mio padre non sono eroi, chi li definisce eroi si crea un alibi per non fare niente».

Ma una persona normale cosa può fare per combattere la mafia, a parte non delinquere?
Mai girarsi dall’altra parte, mai isolare le persone che per funzione rivestono i ruoli più delicati: magistrati, poliziotti, finanzieri, quei politici – e non sono tanti – che vogliono combattere davvero la mafia.

L’altro giorno il procuratore Piero Grasso ha detto che Cosa Nostra è in ginocchio. Ti senti di confermare?
Sì, Piero Grasso ha detto che Cosa Nostra siciliana è in ginocchio, però ha anche avvertito che non bisogna mai abbassare la guardia. Aggiungo io: se magistrati e polizia stanno facendo la loro parte, anche in altre regioni, a livello politico la battaglia è tutta da fare. Se ancora parliamo di lotta civile è perché non c’è mai stata una volontà costante dei rappresentati politici di sconfiggere la criminalità organizzata, così come si è fatto invece col terrorismo.




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