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Genco Russo, il boss di Mussomeli
Il professor Giuseppe Carlo Marino, autore del volume Storia della mafia, parla di Cosa Nostra alla “Trasmissione di Morelli”.
Momenti salienti dell’intervista a Giuseppe Carlo Marino:
Nel suo libro ha elaborato la categoria innovativa della nazi-mafia. Può spiegarci questo concetto?
La mafia nel suo sviluppo storico ha attraversato varie tappe, pur mantenendo caratteristiche di fondo della sua tradizione. Invece, con l’ascesa dei corleonesi di Totò Riina, si verifica una rottura con quella tradizione. È il momento in cui la mafia assume caratteristiche dichiarate di anti-Stato, ponendosi in netta alternativa rispetto allo Stato. È una scelta scriteriata e folle, le cui caratteristiche sono simili per qualità a quelle della scelta folle di Hitler di sfidare il mondo con le sue ideologie razziste e l’aspirazione a fare della Germania la capitale del mondo.Messina ha la fama di “città babba”, cioè estranea al fenomeno mafioso.
È vero che il fenomeno mafioso si è radicato prima nella Sicilia centro-occidentale per poi espandersi a territori che inizialmente ne erano immuni, tra cui Messina. Però attenzione: Messina in realtà aveva già un nucleo di mafia piuttosto rilevante, costituito da una mafia dei pascoli, nella zona dei Nebrodi. Era una mafia silenziosa, ma mi risulta con chiarezza che ci fossero collegamenti strettissimi tra l’area di Sant’Agata di Militello e l’area di Mussomeli, patria di Genco Russo.Lei concorda con ciò che dice il procuratore Piero Grasso, cioè che Cosa Nostra oggi è in ginocchio?
Se lo dice lui, il più autorevole esponente della lotta alla mafia, ci credo. Però se è in ginocchio Cosa Nostra, non è certamente in ginocchio il fenomeno mafioso.
E’ vero dei collegamenti tra l’area di Sant’Agata di Militello e l’area di Mussomeli mio nonno che lavorava da quelle parti, un mafioso della zona presentò genco russo…