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Il professor Michele Ainis
L’ospite del giorno della “Trasmissione di Morelli” è il professor Michele Ainis, docente di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università di Roma Tre e autore del libro “La cura – Contro il potere degli inetti per una repubblica degli uguali“.
Momenti salienti dell’intervista a Michele Ainis:
Che rapporto c’è tra meritocrazia e democrazia?
La democrazia dovrebbe essere una meritocrazia elettiva, un sistema che assicura a tutti l’eguaglianza dei punti di partenza, consentendo a coloro che hanno delle qualità di raggiungere posizioni di vertice nella società. Esattamente il contrario di ciò che accade in Italia.
Nei partiti e nei sindacati non c’è molta meritocrazia.
I partiti sono l’ossatura della democrazia, ma si sono trasformati in corpi autoreferenziali e oligarchici dove funziona la cooptazione, dove devi essere asservito a qualche signorotto che ha il controllo delle tessere e dei posti.
Gli ordini professionali garantiscono la meritocrazia?
Io penso il contrario. Gli ordini professionali vennero inventati nel 1938 dal fascismo, e sono scorie del ventennio. Faremmo bene a liberarcene per aprire alla concorrenza le professioni. La garanzia di qualità è certificata dal corso di studi.
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Il giornalista Oliviero Beha
Nuovo corso della “Trasmissione di Morelli”. Guest star del giorno è il giornalista Oliviero Beha, autore de I nuovi mostri.
Momenti salienti dell’intervista a Oliviero Beha:
Ne I nuovi mostri lei denuncia sin dal sottotitolo un «paese senza intellettuali». Non si tira un po’ la zappa sui piedi? Lei non corrisponde all’identikit dell’intellettuale impegnato?
Se corrispondo o no deve deciderlo chi legge. Posso dire che in questi ultimi trent’anni il paese è andato talmente indietro che io, che ho cominciato come giornalista sportivo, mi trovo trasformato in intellettuale per il solo fatto di non essere regredito.
Lei crede nella tesi che il paese sarebbe stato intontito dalla televisione dei “Colpo Grosso”, dei “Grande Fratello”, etc.? In fondo questa roba va in onda in tutto il mondo.
Sì, ma il problema è il dosaggio e la scelta. Il mio libro, I nuovi mostri, già dalla copertina parla di «un’opinione pubblica imbalsamata». C’è un’opinione pubblica in Italia? E di cosa discute? Qui si sono tutti divisi in un derby calcistico pro o contro Berlusconi, è un paese di cialtroni e addormentati che hanno rinunciato a pensare e non trasmettono niente alle generazioni successive.
Il suo libro parla anche di «democrazia svenuta».
In questo paese la democrazia non c’è più da un pezzo. Gli italiani di oggi sono nettamente peggiori di quelli di un tempo. Di politica in Italia non c’è più nulla, ci sono solo comitati d’affari: a destra e sinistra pensano solo agli affaracci loro. È come un’azienda che abbia degli azionisti di maggioranza (il governo e Berlusconi come amministratore delegato) e degli azionisti di minoranza che sono all’opposizione e dividono le briciole di potere lasciate libere da Berlusconi.
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Saverio Lodato
Ospite del giorno della “Trasmissione di Morelli” è Saverio Lodato, co-autore con Andrea Camilleri di Un inverno italiano – Cronache con rabbia, raccolta degli articoli usciti sulla rubrica “Lo chef consiglia” de «l’Unità».
Momenti salienti dell’intervista a Saverio Lodato:
Certe volte porre delle questioni è più difficile che abbozzare delle risposte.
Be’, il mio interlocutore è Andrea Camilleri, dunque ogni qualvolta mi sono trovato in difficoltà mi è venuto incontro lui. La nostra rubrica continua ancora oggi sull’«Unità», ed è nata dall’idea di porre un argine quotidiano a ciò che è diventato il nostro paese: l’informazione, la politica, il modo di affrontare le cose. La scommessa di Camilleri e mia era quella di fornire ai lettori una pillola di sopravvivenza quotidiana.
Concordate le domande, o qualunque cosa lei chieda a Camilleri lui risponde?
Da novembre a oggi ho posto a Camilleri tutte le domande che mi sono passate per la testa e lui non ha mai mancato di rispondermi. Per le è una grande occasione professionale poter lavorare quotidianamente con un grande maestro come Andrea Camilleri.
Quali, in sintesi, i temi affrontanti nel libro?
Questo libro parla dell’Italia di oggi, in cui il potere abita in una casa privata. L’Italia in cui alberga il più grande conflitto d’interessi che si registri nel mondo intero, dove il premier viene confidenzialmente chiamato “papi” da un esercito di escort che, forse legittimamente, aspirano a farsi largo nella vita ma vengono tratte in errore dal premier stesso. Un paese dove si fanno le leggi su misura, si fa il lodo Alfano perché il premier non venga processato, e la legge sulle intercettazioni telefoniche…
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Il concorso di bellezza Miss Little China
L’ospite di oggi è Vincenzo De Cecco, co-autore del documentario sulla comunità sino-italiana Miss Little China.
Momenti salienti dell’intervista a Vincenzo De Cecco:
Miss Little China punta a sfatare i luoghi comuni più radicati in Italia sui cinesi. Come avete fatto a mettere dei cinesi davanti a una telecamera? C’ho provato una volta, è quasi impossibile.
Siamo stati aiutati dal libro I cinesi non muoiono mai: partendo da lì, siamo riusciti a trovare questo concorso di bellezza, “Miss Little China”, che da un lato è diventato il filo narrativo del film e dall’altro la chiave d’accesso a queste famiglie. È un concorso che si svolge ogni anno al casinò di Venezia, inventato da un ragazzo che l’ha creato dal nulla a 17 anni. Adesso ne ha 25 e gestisce due aziende in Italia e tre in Cina. Le concorrenti sono tutte cinesi residenti in Italia. A noi è sembrato un ottimo espediente narrativo per parlare del problema in maniera più leggera e, a differenza di Staglianò e Oriani, trattare il tema delle seconde generazioni di cinesi italiani.
Come sono queste nuove generazioni di cinesi nati in Italia?
Loro si definiscono “cinesi banana”, cioè gialli fuori e bianchi dentro. Prendono il meglio dei due mondi e sono spesso gli “ambasciatori” dei genitori. Questo perché le prime generazioni di immigrati cinesi passano tutta la vita a lavorare e spesso non parlano nemmeno l’italiano; dunque i figli sono molto responsabilizzati. Si tratta di ragazzetti di 15 anni che fanno da interpreti per i genitori, e loro stessi spesso trattano affari molto importanti. Insomma sono molto responsabilizzati, più dinamici dei coetanei italiani.
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Claudio Sabelli Fioretti nei panni di Dio (o viceversa)
Claudio Sabelli Fioretti – giornalista, scrittore e speaker radiofonico – è ospite della “Trasmissione di Morelli”. Presenta il suo ultimo libro, intitolato A piedi.
Momenti salienti dell’intervista a Claudio Sabelli Fioretti:
Sono due anni che presentate il vostro libro A piedi.
Il nostro è un long seller. Potremmo paragonarlo ai Promessi sposi, che non hanno certo venduto tutto il primo giorno.
Ma direi anche all’Iliade, che è ancora più long come seller. Lei che ha girato centinaia di paesini a piedi in mezza italia, mi tolga una curiosità: ho il sospetto che i bar siano sempre tutti identici.
È interessante quest’ipotesi. Non so se sono identici i bar, ma posso confermare però che sono identici gli “utilizzatori finali” dei bar. Sono giovani e stanno lì, dicono delle incredibili banalità mentre sbevazzano liquidi colorati. Fuori dal bar c’è sempre la Golf nera del ragazzotto più muscoloso.
Lei che un anziano osservatore, ci dica: quelli che stiamo vivendo sono gli ultimi giorni di Berlusconi?
È in forte fase declinante. È costretto a vendere giocatori, la moglie chiede il divorzio, ha il torcicollo… Ma in America non ci si presenta neanche alle elezioni se uno ha il torcicollo! E poi lo sputtanano in tutte le maniere, non c’è più una ragazza in Italia che non dice di voler andare nel letto grande con lui.