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Intervista a Salvatore Borsellino – Puntata 159

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino

L’ospite del giorno della “Trasmissione di Morelli” è Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino.

Momenti salienti dell’intervista a Salvatore Borsellino:
Cos’è il castello Utveggio, e cosa c’entra con la strage di via D’Amelio?
Il castello Utveggio è un edificio dei primi del novecento che si trova sul monte Pellegrino, il monte che sovrasta Palermo e che è visibile da qualunque parte della città. A mio avviso, e anche secondo Gioacchino Genchi, nel luglio 1992 dal castello Utveggio – che ospitava un centro del SISDE, il servizio segreto civile italiano – è stato azionato il telecomando che ha causato la strage di via D’Amelio. Fu Gioacchino Genchi a rendersi conto che il telecomando non potesse essere stato azionato da via D’Amelio, perché altrimenti l’attentatore stesso sarebbe morto. Inoltre nel castello Utveggio c’erano apparecchiature per le intercettazioni telefoniche, e il telefono di casa di mia madre era stato manomesso per tenere sotto controllo il luogo del futuro attentato.

Lei ha sempre detto che gli attuali equilibri politici affondano le radici nella strage di via D’Amelio. Il fatto che ora stia emergendo la verità significa che stanno anche cambiando gli assetti politici nazionali?
Qualcosa sta cambiando, anche perché altrimenti non si giustificherebbe il fatto che molte persone abbiano cominciato improvvisamente a ricordare. Purtroppo una persona che dovrebbe ricordare, Nicola Mancino, continua a negare di aver mai incontrato Paolo Borsellino, ciò che va contro tutte le evidenze.

Storia della mafia – Puntata 87

Genco Russo, il boss di Mussomeli

Genco Russo, il boss di Mussomeli

Il professor Giuseppe Carlo Marino, autore del volume Storia della mafia, parla di Cosa Nostra alla “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Giuseppe Carlo Marino:
Nel suo libro ha elaborato la categoria innovativa della nazi-mafia. Può spiegarci questo concetto?
La mafia nel suo sviluppo storico ha attraversato varie tappe, pur mantenendo caratteristiche di fondo della sua tradizione. Invece, con l’ascesa dei corleonesi di Totò Riina, si verifica una rottura con quella tradizione. È il momento in cui la mafia assume caratteristiche dichiarate di anti-Stato, ponendosi in netta alternativa rispetto allo Stato. È una scelta scriteriata e folle, le cui caratteristiche sono simili per qualità a quelle della scelta folle di Hitler di sfidare il mondo con le sue ideologie razziste e l’aspirazione a fare della Germania la capitale del mondo.

Messina ha la fama di “città babba”, cioè estranea al fenomeno mafioso.
È vero che il fenomeno mafioso si è radicato prima nella Sicilia centro-occidentale per poi espandersi a territori che inizialmente ne erano immuni, tra cui Messina. Però attenzione: Messina in realtà aveva già un nucleo di mafia piuttosto rilevante, costituito da una mafia dei pascoli, nella zona dei Nebrodi. Era una mafia silenziosa, ma mi risulta con chiarezza che ci fossero collegamenti strettissimi tra l’area di Sant’Agata di Militello e l’area di Mussomeli, patria di Genco Russo.

Lei concorda con ciò che dice il procuratore Piero Grasso, cioè che Cosa Nostra oggi è in ginocchio?
Se lo dice lui, il più autorevole esponente della lotta alla mafia, ci credo. Però se è in ginocchio Cosa Nostra, non è certamente in ginocchio il fenomeno mafioso.

Lotta civile contro le mafie e l’illegalità – Puntata 81

Boss di Cosa Nostra

Boss di Cosa Nostra

Ospite del giorno è la giornalista Antonella Mascali, autrice del libro Lotta civile. Contro le mafie e l’illegalità.

Momenti salienti dell’intervista ad Antonella Mascali:
Con questo libro hai fatto un pellegrinaggio nel dolore causato dalla mafia.
Be’ sì. Ho iniziato questo libro col capitolo dedicato a Pippo Fava, direttore de «I Siciliani», anche perché io vengo da quella storia. Ero molto piccola, leggevo «I Siciliani» perché già volevo fare la giornalista, e ho cominciato a scrivere su quel giornale quando ero al ginnasio, subito dopo la morte di Pippo Fava. Poi per questo libro ho incontrato tantissimi familiari di vittime della mafia, che hanno un comune denominatore: sono tutti impegnati nel sociale. Hanno deciso di dedicarsi alla battaglia per la giustizia, contro la criminalità organizzata. Il loro compito è anche quello di far si che non si dimentichino i loro familiari e soprattutto la storia che c’è dietro, che tuttavia riguarda tutti noi. Come mi ha detto Elena Fava, figlia di Pippo Fava, «mio padre è mio, ma appartiene a tutti».

Coloro che sono stati uccisi dalla mafia sono eroi?
Non sono eroi, li abbiamo fatti diventare noi eroi. Come mi ha detto Giovanni Chinnici, figlio del giudice Rocco Chinnici ucciso a Palermo, «persone come mio padre non sono eroi, chi li definisce eroi si crea un alibi per non fare niente».

Ma una persona normale cosa può fare per combattere la mafia, a parte non delinquere?
Mai girarsi dall’altra parte, mai isolare le persone che per funzione rivestono i ruoli più delicati: magistrati, poliziotti, finanzieri, quei politici – e non sono tanti – che vogliono combattere davvero la mafia.

L’altro giorno il procuratore Piero Grasso ha detto che Cosa Nostra è in ginocchio. Ti senti di confermare?
Sì, Piero Grasso ha detto che Cosa Nostra siciliana è in ginocchio, però ha anche avvertito che non bisogna mai abbassare la guardia. Aggiungo io: se magistrati e polizia stanno facendo la loro parte, anche in altre regioni, a livello politico la battaglia è tutta da fare. Se ancora parliamo di lotta civile è perché non c’è mai stata una volontà costante dei rappresentati politici di sconfiggere la criminalità organizzata, così come si è fatto invece col terrorismo.

Intervista a Salvatore Mugno – Puntata 11

Lo scrittore Salvatore Mugno (a colori) e il boss Messina Denaro (in b/n)

Lo scrittore Salvatore Mugno (a colori) e il boss Messina Denaro (in b/n)

Ospite del giorno è Salvatore Mugno, autore di Lettere a Svetonio, volume che raccoglie e analizza l’epistolario del capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro.

Momenti salienti dell’intervista a Salvatore Mugno:
A quanto pare, il boss Messina Denaro ha una certa cultura.
Guardando le sue lettere nella loro dimensione, nel loro ritmo e nei contenuti, sono rimasto colpito dal punto di vista letterario. Scrivendo, Messina Denaro fa anche delle citazioni colte, sviluppa il proprio pensiero in maniera articolata. È quasi una figura di intellettuale, che vive in solitudine da circa 15 anni e che quindi dedica molto tempo alla lettura e alla scrittore.

Che studi ha fatto?
Non so, ma nelle sue lettere dice di essere pentito di non aver completato gli studi. Credo che non abbia nemmeno un diploma di scuola media superiore, ma afferma che avrebbe voluto persino laurearsi, anche se questo, secondo lui, non avrebbe comunque cambiato le sue scelte di vita.

Alcuni l’hanno contestata, dicendo che non vale la pena di dare dignità letteraria alle lettere di un volgare criminale.
Io mi occupo di letteratura siciliana da una ventina d’anni. Secondo me questa è un’osservazione banale perché il mio lavoro di scrittore consiste proprio nell’approfondire la realtà, spiegarla, illustrarla. Non posso mettermi nell’ottica di chi parte dal pregiudizio che determinati argomenti non vanno nemmeno trattati.




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