Podcast: Play in new window
| Download

Una tipica situazione noir
La scrittrice Elisabetta Bucciarelli, autrice del romanzo Io ti perdono, è ospite della novantunesima puntata della “Trasmissione di Morelli”.
Momenti salienti dell’intervista a Elisabetta Bucciarelli:
Io ti perdono è un noir, cioè una cosa molto diversa rispetto al cosiddetto “giallo”.
Questa è questione spinosa. Noir e giallo dovrebbero avere anche delle diverse regole di scrittura. Invece in questo momento si definisce noir ciò che prende in esame il male, la parte nera, il lato oscuro della nostra società. Ed è certo che nel libro esistono delle indagini che sfiorano anche il meccanismo del giallo classico.
La protagonista del libro è Maria Dolores Vergani, qui alla sua quarta avventura.
È la quarta indagine “seria” della Vergani, che è un po’ l’occhio attraverso cui sto raccontando la realtà. Lei è una donna molto normale, raccontata in un’età fra i 35 e i 40, che è un momento molto importante per la vita di una donna, il periodo in cui si fanno i conti con le emozioni più forti.
Che ideologie ha Maria Dolores Vergani?
È più rivolta verso la ricerca del “perché” si delinque piuttosto che alla semplice consegna del reo alla giustizia.
Quindi è buonista.
Diciamo che è molto garantista.
Podcast: Play in new window
| Download

Donna cinese in costum tipico (fonte: AnthroLOLogy)
Ospite di oggi è Raffaele Oriani, giornalista, autore – insieme a Riccardo Staglianò – del reportage I cinesi non muoiono mai.
Momenti salienti dell’intervista a Raffaele Oriani:
Questa storia secondo cui i cinesi che muoiono in Italia si fanno rispedire in Cina è vera o no?
Siamo partiti da qui per capire cosa c’è di vero in questi luoghi comuni, o pregiudizi. Questo, alla prova dei fatti, è semplicemente un pregiudizio. I cinesi muoiono meno di noi soltanto perché sono più giovani di noi. Gli italiani sopra i 60 anni solo il 20% della popolazione, i cinesi il 2%. Ma poi spesso nei cimiteri italiani si trovano cinesi.
Ma le triadi, questa famosa mafia cinese, esiste o no?
Indagini che ne abbiano provato l’esistenza ce ne sono pochissime, o meglio solo una, a Firenze. Invece esistono molte gang delinquenziali giovanili, che hanno una mobilità estrema tra le Chinatown di Torino, Roma, Napoli etc., hanno una propensione alla violenza molto sviluppata e colpiscono solo la comunità cinese.
In futuro avremo un presidente del consiglio di nome Wang?
Non so, e non so fin quanto è auspicabile. Però c’è una forte integrazione soprattutto tra i ragazzi: molti vengono qui e nell’arco di tre anni sanno già parlare benissimo l’italiano.
Podcast: Play in new window
| Download

Il giornalista Pino Maniàci in una foto di Maura Pazzi
Guest star de “La Trasmissione di Morelli” è Pino Maniàci, proprietario dell’emittente TV di Partinico (PA) Telejato, il media più scatenato di tutti nella lotta contro la mafia siciliana. Maniàci è sotto processo per esercizio abusivo della professione giornalistica, e ne parla ai nostri microfoni.
Momenti salienti dell’intervista a Pino Maniàci:
Pino, ’sto tesserino di giornalista ce l’hanno cani e porci: perché non te lo sei pigliato prima?
Ma tu pensi che per fare il giornalista come lo facciamo noi, lottando contro la mafia senza se e senza ma, ci vuole il tesserino?
No, infatti io non l’ho preso.
La redazione di Telejato è a posto con la legge: abbiamo un direttore responsabile eccellente, Riccardo Orioles, e tanti giovani che rischiano la vita per fare informazione. Il tesserino non serve.
Ma ti condannano o ti assolvono?
Ho subito una stessa accusa nel 2008 e sono stato assolto il 10 luglio 2008 con formula piena perché il fatto non sussisteva. Questo perché ancora oggi esiste l’articolo 21 della Costituzione, grazie a Dio…
Podcast: Play in new window
| Download

Vincenzo Sparagna tra Allende e Pinochet
Dopo la prima puntata, il fondatore e direttore della storica rivista «Frigidaire», Vincenzo Sparagna, continua a raccontare la propria avventurosa auto-biografia.
Momenti salienti del racconto di Vincenzo Sparagna:
Ti sei trovato in mezzo tra Pinochet e Allende…
C’era questo gruppo, Patria y libertad, che aveva messo in prima pagina la mia foto e quella di altri compagni come agitatori internazionali. In quel frangente siamo riusciti a scappare attraverso le Ande.
Sei scappato sui monti, come Belle et Sebastien!
Poi sono tornato in Argentina dopo il colpo di Stato di Videla. Sono arrivato nel momento più terribile del dominio militare sull’Argentina. Tante atrocità, torture infinite, migliaia e migliaia di morti. Entrai da clandestino, attraverso il fiume Paraguay.
Ma che andavi a fare in Argentina?
Creare collegamenti con quelli che erano fuggiti all’estero, portare dei messaggi, incrociare le organizzazioni che si battevano contro la dittatura e raccontare per il Manifesto ciò che succedeva laggiù, ma da un punto di vista militante…
Podcast: Play in new window
| Download

Ettore Andenna, storico conduttore di Giochi Senza Frontiere
Guest star, lo storico conduttore radio-televisivo Ettore Andenna.
Momenti salienti dell’intervista a Ettore Andenna:
Perché l’Eurofestival in Italia non ha alcun appeal?
Per motivi economici. Fino al 1997 l’Italia ha sempre partecipato all’Eurofestival. Il regolamento però dice che chi vince deve organizzarlo l’anno successivo, e la Rai ha cominciato ad avere paura. Sostengono che i costi non equivarrebbero all’audience o comunque agli interessi dell’azienda. Secondo me è un errore gravissimo: con tutto quello che sta andando in televisione in questo momento nell’attuale marasma di canali, una sera di Eurofestival gli italiani la guarderebbero volentieri. Su internet ci sono addirittura dei fans club dell’Eurofestival.
Noi ne facciamo parte, siamo grandi fan! Secondo lei l’Eurofestival e Giochi senza Frontiere possono avere un ruolo nell’aggregazione europea?
L’hanno avuto! Quando Giochi senza frontiere si interruppe nell’82 e io ero al Parlamento europeo fui il promotore della ripresa dei giochi nell’88. Molti esimi esponenti del Parlamento europeo mi diedero ragione e provarono a farlo ripartire. Oggi molte nazioni – Grecia, Portogallo, Slovenia, molti paesi dell’Est – vorrebbero una trasmissione come Giochi senza frontiere che ne favorisca l’integrazione. Però c’è una leggenda metropolitana.
Quale?
Dicono che GSF sarebbe carissimo da fare oggi. Ma non è vero, perché sarebbe una co-produzione europea, in cui ciascun paese paga solo la propria quota…