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Violenza domestica: Sipos e Marino – Puntata 103

Vittime di violenza domestica

Vittime di violenza domestica

Nicoletta Sipos, autrice del libro Il buio oltre la porta, e Salvatore “Maschio 100%” Marino, fondatore della “Lega Maschio”, sono ospiti della “Trasmissione di Morelli”. Il tema è la violenza domestica.

Momenti salienti dell’intervista a Nicoletta Sipos:
Il suo libro affronta il tema della violenza domestica. È un problema di cui non si parla quasi mai.
In Italia ci sono almeno 3 milioni di donne che subiscono violenza fisica. Il fenomeno è immenso. La storia che ho raccontato è un po’ diversa dalle altre perché è ambientata nella buona società, colta, settentrionale, in un ambiente in cui il problema è ignorato da tutti. Chi dice che il problema della violenza domestica non riguarda il nord o riguarda prettamente gli stranieri dice bugie: purtroppo è un fenomeno che riguarda soprattutto gli italiani ed è equamente diffuso in tutto il paese.

La storia che lei racconta nel libro è quella vera di una sua amica.
Quando questa persona mi ha raccontato la sua storia, la mia prima reazione è stata di incredulità. Quando poi ho visto i lividi e il diario che ha tenuto su consiglio di un medico, mi sono dovuta convincere della realtà. Molte donne subiscono violenze per anni, sentendosene responsabili, sentendosi isolate e sottomesse all’uomo. Questo le paralizza e le costringe a subire botte e insulti. La protagonista del mio libro è rimasta 18 anni in questa condizione, e viene da chiedersi perché.

Ci colpa l’educazione italiana, oggi improntata al maschilismo?
Sicuramente il maschilismo c’entra. Ma forse c’entra anche un malinteso senso della religione, del fatto che il matrimonio sia un sacramento e quindi non se ne può uscire, benché la violenza sia contro ogni morale e regola.

Momenti salienti dell’intervista a Salvatore “Maschio 100%” Marino:
Lei conduce da anni una battaglia fieramente maschilista.
Sì, anche in seno a un’associazione culturale legalmente costituita. Lotto per i diritti dei maschi e per sconfiggere questa sorta di dittatura nazista femminista che cerca a tutti i costi di far passare le donne come vittime, quando invece ormai sono diventate carnefici.

Però è innegabile che chi subisce di più la violenza domestica sono le donne.
Io ho dati controcorrente. Un mio amico è medico al pronto soccorso dell’ospedale di Genova: su 100 casi di violenze domestiche refertate, 80 sono uomini, mariti, amanti o figli maschi picchiati dalle donne.

Forse perché le donne non denunciano.
Le donne denunciano le bugie, denunciano le balle. La violenza sulle donne è un pretesto per renderle falsamente vittime, quando invece sono carnefici. Io ho creato una televisione, TeleMaschio International, e ho messo online molti video di donne che fanno violenza contro i testicoli maschili. Le donne odiano i maschi.

Intervista a Elisabetta Bucciarelli – Puntata 91

Una tipica situazione noir

Una tipica situazione noir

La scrittrice Elisabetta Bucciarelli, autrice del romanzo Io ti perdono, è ospite della novantunesima puntata della “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Elisabetta Bucciarelli:
Io ti perdono è un noir, cioè una cosa molto diversa rispetto al cosiddetto “giallo”.
Questa è questione spinosa. Noir e giallo dovrebbero avere anche delle diverse regole di scrittura. Invece in questo momento si definisce noir ciò che prende in esame il male, la parte nera, il lato oscuro della nostra società. Ed è certo che nel libro esistono delle indagini che sfiorano anche il meccanismo del giallo classico.

La protagonista del libro è Maria Dolores Vergani, qui alla sua quarta avventura.
È la quarta indagine “seria” della Vergani, che è un po’ l’occhio attraverso cui sto raccontando la realtà. Lei è una donna molto normale, raccontata in un’età fra i 35 e i 40, che è un momento molto importante per la vita di una donna, il periodo in cui si fanno i conti con le emozioni più forti.

Che ideologie ha Maria Dolores Vergani?
È più rivolta verso la ricerca del “perché” si delinque piuttosto che alla semplice consegna del reo alla giustizia.

Quindi è buonista.
Diciamo che è molto garantista.

Salvatore Giuliano, bandito gay – Puntata 89

Il bandito Giuliano era forse gay?

Il bandito Giuliano era forse gay?

Il professor Giuseppe Casarrubea, studioso tra i più autorevoli della storia siciliana, ipotizza che il bandito Salvatore Giuliano e i suoi uomini fossero gay. Lo ha raccontato anche a Daniele Ciprì e Franco Maresco in un memorabile documentario. Oggi invece ne parla diffusamente alla “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Giuseppe Casarrubea:
Giuliano e la sua banda erano omosessuali? Fuori le prove.
Prove in senso “classico” non ce ne sono. Siamo nel campo delle mere ipotesi, basate sul fatto che quando i componenti della banda Giuliano si associarono, nel gennaio del 1944, la loro formazione era già avvenuta all’interno di un’esperienza di tipo arcadico-pastorale e feudale lontana dai centri abitati, dal consorzio civile e dalla compagnia femminile.

Quindi?
I ragazzi che componevano la banda Giuliano avevano soprannomi molto eloquenti. Uno era chiamato “culu iancu”, cioè “culo bianco”. Evidentemente qualcuno l’aveva visto coi pantaloni abbassati.

Può succedere negli ambienti camerateschi.
Ma non negli ambienti pastorali. I pastori all’epoca erano solitari in modo esclusivo: nessun altro soggetto entrava nel loro mondo. Un altro bandito si chiamava “caca-ova”, nome volgare per designare la gallina, non certo il gallo. E poi c’era “chiara-valle”, soprannome composto da un aggettivo e un sostantivo entrambi femminili.

E Salvatore Giuliano?
La notte in cui Giuliano venne eliminato, il suo luogotenente Gaspare Pisciotta lo andò a trovare. Non risulta che nella stanza di Giuliano ci fossero due letti, o un letto matrimoniale.

Mi risulta che Giuliano nella sua vita abbia avuto diverse donne.
Sì, ma non si trattava di amanti, come ci hanno fatto credere i giornali. Una era Maria Ciliacus, agente dei servizi segreti svedesi. Un’altra era Selene Corbellini, che effettivamente era andata a trovarlo, ma non per motivi amorosi: da documenti che abbiamo ritrovato a Washington risulta che la Corbellini non fosse l’amante di Giuliano, bensì il capo delle SAM, Squadre d’Azione Mussolini.

Don Mario Vitale, il lottologo dai numeri vincenti – Puntata 86

Don Mario Vitale per come appare su Cronaca Vera

Don Mario Vitale per come appare su Cronaca Vera

Don Mario Vitale, il lottologo di Cronaca Vera che ha ereditato l’infallibile metodo del monco di San Ferdinando, è l’eccellentissima guest star di oggi della “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Don Mario Vitale:
Lei che conosce i segreti del lotto, perché vende questi segreti invece di campare solo di lotto?
Io mi sento una persona anche umana. A distanza di ottant’anni da quando uno dei più grandi lottologi d’Italia, il monco di San Ferdinando, che ha scoperto una metodologia molto potente per vincere quasi a ogni estrazione, io voglio dare quest’opportunità anche agli altri.

Vuole farne dono all’umanità?
No, i miei trattati sono a pagamento.

Il suo metodo si applica prevalentemente alla ruota di Bari. Perché proprio quella?
Non tutte le ruote sono uguali. La Lottomatica ha meccanizzato alcune ruote, e non è stata una bella cosa.

Ma con l’estrazione manuale c’era stato uno scandalo.
Sì ma con le macchinette Venus non si può contraffare lo stesso? Noi lottologi studiamo ciclometria, pondometria, statistica, e io mi sono reso conto che il lotto è un gioco molto molto semplice, però lo fanno diventare molto difficile. I 90 numeri io non li considero numeri: li chiamo cifre. “Numeri” è una frase fatta. Operando con un ingranaggio particolare, quasi ad ogni estrazione possiamo avere una vincita. Quasi, eh, perché comunque io non sono Padre Pio.

Lei però è l’erede del metodo del monco di San Ferdinando. Chi era questo monco?
Era un nullatenente che abitava a San Ferdinando di Puglia negli anni 20. Lo chiamavano il monco perché durante la festa del paese gli è venuta a mancare una mano a causa di una bomba. Il monco per 20 estrazioni di fila ha fatto vincere mezza Italia. La gente veniva da tutto il mondo per avere i numeri del monco. Allora Mussolini, per non rovinare le casse dello Stato, tolse un numero alla ruota.

Intervista a Luciano Rispoli – Puntata 85

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Ospite d’onore della “Trasmissione di Morelli” è un maestro del talk show all’italiana: Luciano Rispoli, giornalista, scrittore, conduttore televisivo e radiofonico, nonché ex dirigente RAI.

La Rai ha la Bignardi, Mediaset ha Chiambretti, Sky ha i suoi talk show, La 7 ha la Cabello, RadioStreet ha Morelli: il suo “Tappeto volante” in cosa si differenzia da tutti questi programmi?
Il mio non somiglia nemmeno alla lontana a nessuno degli show di cui hai parlato, che sono fatti da seri professionisti che conoscono i segreti del mestiere, ma che hanno tutti una caratteristica comune: una sostanziale mancanza di… sono esitante nel dirlo…

No no, diciamolo!
… di rispetto, di rispetto nei confronti degli intervistati e quindi del pubblico. Questa mancanza di rispetto passa attraverso il desiderio di essere gradevoli, simpatici e spiritosi ad ogni costo. È un modo di intervistare che io non amo, non ho mai praticato e non mi piace nemmeno.

In tanti anni di “Tappeto volante”, c’è un momento particolarmente toccante che ricorda?
Rita Levi Montalcini. Quando la intervistai ne aveva una novantina. Graziosissima, appena uscita dal parrucchiere, partecipò alla trasmissione con grande interesse e un’espressione molto presente. Durante un “nero” la signora Montalcini, con cui mi stavo complimentando, mi disse: «eppure pensi, caro amico, che sono diventata completamente cieca». Per un pizzico di civetteria aveva partecipato alla trasmissione senza far capire nemmeno per un momento di essere diventate cieca.

Lei si è sposato con sua moglie davanti a Padre Pio.
Per una serie di circostanze curiose, ma sostanzialmente perché volevo risparmiare sulle spese di un matrimonio borghese molto costoso, andai a San Giovanni Rotondo, e per intercessione di un amico della mia famiglia e anche di Padre Pio mi sposai davanti a Padre Pio.

Lei fu anche chiamato come conduttore della prima edizione del Grande Fratello.
È vero, all’epoca se ne occupava una società chiamata Stream, il cui direttore era Giovanni Minoli. Mi chiese di andarlo a trovare e mi disse se volevo presentare il Grande Fratello. Gli dissi subito di sì, non capendo bene di cosa si trattasse, eppure un giorno…




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