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Salvatore Giuliano, bandito gay – Puntata 89

Il bandito Giuliano era forse gay?

Il bandito Giuliano era forse gay?

Il professor Giuseppe Casarrubea, studioso tra i più autorevoli della storia siciliana, ipotizza che il bandito Salvatore Giuliano e i suoi uomini fossero gay. Lo ha raccontato anche a Daniele Ciprì e Franco Maresco in un memorabile documentario. Oggi invece ne parla diffusamente alla “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Giuseppe Casarrubea:
Giuliano e la sua banda erano omosessuali? Fuori le prove.
Prove in senso “classico” non ce ne sono. Siamo nel campo delle mere ipotesi, basate sul fatto che quando i componenti della banda Giuliano si associarono, nel gennaio del 1944, la loro formazione era già avvenuta all’interno di un’esperienza di tipo arcadico-pastorale e feudale lontana dai centri abitati, dal consorzio civile e dalla compagnia femminile.

Quindi?
I ragazzi che componevano la banda Giuliano avevano soprannomi molto eloquenti. Uno era chiamato “culu iancu”, cioè “culo bianco”. Evidentemente qualcuno l’aveva visto coi pantaloni abbassati.

Può succedere negli ambienti camerateschi.
Ma non negli ambienti pastorali. I pastori all’epoca erano solitari in modo esclusivo: nessun altro soggetto entrava nel loro mondo. Un altro bandito si chiamava “caca-ova”, nome volgare per designare la gallina, non certo il gallo. E poi c’era “chiara-valle”, soprannome composto da un aggettivo e un sostantivo entrambi femminili.

E Salvatore Giuliano?
La notte in cui Giuliano venne eliminato, il suo luogotenente Gaspare Pisciotta lo andò a trovare. Non risulta che nella stanza di Giuliano ci fossero due letti, o un letto matrimoniale.

Mi risulta che Giuliano nella sua vita abbia avuto diverse donne.
Sì, ma non si trattava di amanti, come ci hanno fatto credere i giornali. Una era Maria Ciliacus, agente dei servizi segreti svedesi. Un’altra era Selene Corbellini, che effettivamente era andata a trovarlo, ma non per motivi amorosi: da documenti che abbiamo ritrovato a Washington risulta che la Corbellini non fosse l’amante di Giuliano, bensì il capo delle SAM, Squadre d’Azione Mussolini.

Don Mario Vitale, il lottologo dai numeri vincenti – Puntata 86

Don Mario Vitale per come appare su Cronaca Vera

Don Mario Vitale per come appare su Cronaca Vera

Don Mario Vitale, il lottologo di Cronaca Vera che ha ereditato l’infallibile metodo del monco di San Ferdinando, è l’eccellentissima guest star di oggi della “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Don Mario Vitale:
Lei che conosce i segreti del lotto, perché vende questi segreti invece di campare solo di lotto?
Io mi sento una persona anche umana. A distanza di ottant’anni da quando uno dei più grandi lottologi d’Italia, il monco di San Ferdinando, che ha scoperto una metodologia molto potente per vincere quasi a ogni estrazione, io voglio dare quest’opportunità anche agli altri.

Vuole farne dono all’umanità?
No, i miei trattati sono a pagamento.

Il suo metodo si applica prevalentemente alla ruota di Bari. Perché proprio quella?
Non tutte le ruote sono uguali. La Lottomatica ha meccanizzato alcune ruote, e non è stata una bella cosa.

Ma con l’estrazione manuale c’era stato uno scandalo.
Sì ma con le macchinette Venus non si può contraffare lo stesso? Noi lottologi studiamo ciclometria, pondometria, statistica, e io mi sono reso conto che il lotto è un gioco molto molto semplice, però lo fanno diventare molto difficile. I 90 numeri io non li considero numeri: li chiamo cifre. “Numeri” è una frase fatta. Operando con un ingranaggio particolare, quasi ad ogni estrazione possiamo avere una vincita. Quasi, eh, perché comunque io non sono Padre Pio.

Lei però è l’erede del metodo del monco di San Ferdinando. Chi era questo monco?
Era un nullatenente che abitava a San Ferdinando di Puglia negli anni 20. Lo chiamavano il monco perché durante la festa del paese gli è venuta a mancare una mano a causa di una bomba. Il monco per 20 estrazioni di fila ha fatto vincere mezza Italia. La gente veniva da tutto il mondo per avere i numeri del monco. Allora Mussolini, per non rovinare le casse dello Stato, tolse un numero alla ruota.

Intervista a Luciano Rispoli – Puntata 85

luciano-rispoli

Ospite d’onore della “Trasmissione di Morelli” è un maestro del talk show all’italiana: Luciano Rispoli, giornalista, scrittore, conduttore televisivo e radiofonico, nonché ex dirigente RAI.

La Rai ha la Bignardi, Mediaset ha Chiambretti, Sky ha i suoi talk show, La 7 ha la Cabello, RadioStreet ha Morelli: il suo “Tappeto volante” in cosa si differenzia da tutti questi programmi?
Il mio non somiglia nemmeno alla lontana a nessuno degli show di cui hai parlato, che sono fatti da seri professionisti che conoscono i segreti del mestiere, ma che hanno tutti una caratteristica comune: una sostanziale mancanza di… sono esitante nel dirlo…

No no, diciamolo!
… di rispetto, di rispetto nei confronti degli intervistati e quindi del pubblico. Questa mancanza di rispetto passa attraverso il desiderio di essere gradevoli, simpatici e spiritosi ad ogni costo. È un modo di intervistare che io non amo, non ho mai praticato e non mi piace nemmeno.

In tanti anni di “Tappeto volante”, c’è un momento particolarmente toccante che ricorda?
Rita Levi Montalcini. Quando la intervistai ne aveva una novantina. Graziosissima, appena uscita dal parrucchiere, partecipò alla trasmissione con grande interesse e un’espressione molto presente. Durante un “nero” la signora Montalcini, con cui mi stavo complimentando, mi disse: «eppure pensi, caro amico, che sono diventata completamente cieca». Per un pizzico di civetteria aveva partecipato alla trasmissione senza far capire nemmeno per un momento di essere diventate cieca.

Lei si è sposato con sua moglie davanti a Padre Pio.
Per una serie di circostanze curiose, ma sostanzialmente perché volevo risparmiare sulle spese di un matrimonio borghese molto costoso, andai a San Giovanni Rotondo, e per intercessione di un amico della mia famiglia e anche di Padre Pio mi sposai davanti a Padre Pio.

Lei fu anche chiamato come conduttore della prima edizione del Grande Fratello.
È vero, all’epoca se ne occupava una società chiamata Stream, il cui direttore era Giovanni Minoli. Mi chiese di andarlo a trovare e mi disse se volevo presentare il Grande Fratello. Gli dissi subito di sì, non capendo bene di cosa si trattasse, eppure un giorno…

L’auto-biografia di Vincenzo Sparagna/6 – Puntata 84

Vincenzo Sparagna (foto colorizzata)

Vincenzo Sparagna (foto colorizzata)

Dopo la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta puntata, il fondatore e direttore della storica rivista «Frigidaire» (da poco di nuovo in edicola), Vincenzo Sparagna, continua a raccontare la propria avventurosa auto-biografia.

Vincenzo, eravamo rimasti al racconto della fondazione di «Frigidaire», che peraltro ha ricominciato a uscire )il prossimo numero sarà in edicola col quotidiano «Liberazione» del 23 maggio).
Io e Tamburini abbiamo lavorato per circa un anno alla creazione di una nuova rivista che non fosse solo di satira e fumetti, ma anche di antropologia del presente. Siamo nel 1980. Il primo numero fu abbastanza clamoroso perché molti si aspettavano qualcosa che assomigliasse a «il Male». Era allegato un inserto – che poi è stato persino esposto in una grande mostra d’arte contemporanea a Torino – sui suicidi autoerotici, con foto preso da un manuale di medicina legale. Queste foto, oltre alla confezione lussureggiante della rivista, «Frigidaire» fu subito messo tra le riviste porno dagli edicolanti.

Nel primo numero c’è anche una scioccante intervista a un giovanissimo gigolò.
Questa intervista era nata all’interno di un mio progetto di libro, che poi non ho più completato, sulla sessualità maschile, un argomento che era stato maltrattato dalla letteratura femminista del tempo. Il pezzo si chiamava “Schiuma”, un’intervista a questo Roberto T. (finto nome), e conteneva il racconto di una ricerca del piacere adolescenziale attraverso tante esperienze di infelicità. Tant’è che era finito per diventare un marchettaro.

Questo ragazzo che fine ha fatto?
Ti sembrerà strano, ma un anno o due fa è passato a Frigolandia. Ormai è adulto, lavora, se la cava, credo che abbia fatto addirittura dei figli.

Una storia alla Povia, «Luca era gay e adesso sta con lei»…
Eheh, lasciamo perdere…

La paga dei padroni: intervista a Giorgio Meletti – Puntata 83

Alessandro Profumo, Corrado Passera, Giovanni Bazoli, Cesare Geronzi

Alessandro Profumo, Corrado Passera, Giovanni Bazoli, Cesare Geronzi

Oggi alla “Trasmissione di Morelli” è ospite Giorgio Meletti, autore, insieme a Gianni Dragoni, de La paga dei padroni – Banchieri, manager, imprenditori. Come e quanto guadagnano i protagonisti del capitalismo all’Italiana. Si parla del sistema economico e finanziario italiano, e degli scadalosi stipendi dei top manager del belpaese.

Momenti salienti dell’intervista a Giorgio Meletti:
La paga dei padroni è un titolo molto hegeliano, quasi demodé.
Per una volta abbiamo voluto chiamare le cose col proprio nome. L’Italia del resto è l’unico paese capitalista occidentale in cui gli imprenditori prendono lo stipendio. Questo perché esiste un sistema che permette ai padroni di pagare se stessi come manager.

Avete pubblicato il libro sei mesi fa: ora le paghe dei padroni sono un po’ diminuite?
Noi l’abbiamo scritto prima che esplodesse la crisi internazionale. Avevamo notato che le aziende italiane, prima della crisi, andavano male, e tuttavia i manager – quasi sempre azionisti di controllo – si riservavano dei compensi sempre alti. Abbiamo visto, coi bilanci 2008, che ci sono stati però dei drastici ridimensionamenti (come il caso di Unicredit). Invece in altri casi, proprio quelli in cui gli azionisti di controllo sono anche manager, sono andati in direzione opposta. Ad esempio la famiglia Ligresti: i tre figli di Salvatore Ligresti, che nel 2007 beneficiavano di stipendi nell’ordine di 5 milioni a testa, nel 2008 hanno ulteriormente incrementato i loro compensi nonostante l’anno non sia stato certo eccezionale.

Chi sono oggi i grandi capi della finanza italiana?
C’è una ristretta categoria di uomini-cardine dell’economia italiana, fondamentalmente sono quattro banchieri. 1) Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca; 2) Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo; 3) Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo; 4) Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit. Considerando che Unicredit e Intesa Sanpaolo valgono circa il 70% del sistema bancario italiano e Mediobanca è un altro cardine imprescindibile, a cui fanno capo molti pacchetti di controllo, capiamo come il sistema economico italiano ruota oggi intorno ai banchieri. Da quando Berlusconi è tornato al governo, leggiamo spesso sui giornali che ci sono da parte di questi banchieri netti segnali di avvicinamento e amicizia verso il centrodestra.




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