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Come vincere le querele – Puntata 139

La locandina del celebre film con Al Pacino

La locandia del celebre film con Al Pacino

Mentre in tutta Italia, a tutti i livelli, fioccano querele come proiettili sopra una trincea, RadioStreet intervista l’avvocato Domenico Famà, capo dell’ufficio legale dell’emittente e di tutta la società editrice ComunicAzione.

Momenti salienti dell’intervista a Domenico Famà:
È difficile il tuo ruolo?
Senza dubbio è un punto di partenza, data anche la giovane età della radio. È difficile, intrigante e con grossi margini di crescita. Per lo più, tocca affrontare un contenzioso determinato dalla difficoltà del sistema in cui operiamo, con particolare riferimento al recupero dei crediti.

Si parla molto della querela come strumento di contrasto della libertà di stampa.
La querela non è lesiva della libertà di stampa, perché se è fondata non la danneggia ma la controlla. Poi dipende sempre da chi presenta la querela e da chi la subisce, dal rispettivo potere e dalle rispettive intelligenze.

Perché i tempi della giustizia sono così lunghi?
Il sistema non è in grado di reggere. C’è un’eccessiva scarsità di personale a fronte di un contenzioso enorme. Ci vorrebbero assunzioni nel settore della giustizia e una logistica migliore.

Salvatore Giuliano, bandito gay – Puntata 89

Il bandito Giuliano era forse gay?

Il bandito Giuliano era forse gay?

Il professor Giuseppe Casarrubea, studioso tra i più autorevoli della storia siciliana, ipotizza che il bandito Salvatore Giuliano e i suoi uomini fossero gay. Lo ha raccontato anche a Daniele Ciprì e Franco Maresco in un memorabile documentario. Oggi invece ne parla diffusamente alla “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Giuseppe Casarrubea:
Giuliano e la sua banda erano omosessuali? Fuori le prove.
Prove in senso “classico” non ce ne sono. Siamo nel campo delle mere ipotesi, basate sul fatto che quando i componenti della banda Giuliano si associarono, nel gennaio del 1944, la loro formazione era già avvenuta all’interno di un’esperienza di tipo arcadico-pastorale e feudale lontana dai centri abitati, dal consorzio civile e dalla compagnia femminile.

Quindi?
I ragazzi che componevano la banda Giuliano avevano soprannomi molto eloquenti. Uno era chiamato “culu iancu”, cioè “culo bianco”. Evidentemente qualcuno l’aveva visto coi pantaloni abbassati.

Può succedere negli ambienti camerateschi.
Ma non negli ambienti pastorali. I pastori all’epoca erano solitari in modo esclusivo: nessun altro soggetto entrava nel loro mondo. Un altro bandito si chiamava “caca-ova”, nome volgare per designare la gallina, non certo il gallo. E poi c’era “chiara-valle”, soprannome composto da un aggettivo e un sostantivo entrambi femminili.

E Salvatore Giuliano?
La notte in cui Giuliano venne eliminato, il suo luogotenente Gaspare Pisciotta lo andò a trovare. Non risulta che nella stanza di Giuliano ci fossero due letti, o un letto matrimoniale.

Mi risulta che Giuliano nella sua vita abbia avuto diverse donne.
Sì, ma non si trattava di amanti, come ci hanno fatto credere i giornali. Una era Maria Ciliacus, agente dei servizi segreti svedesi. Un’altra era Selene Corbellini, che effettivamente era andata a trovarlo, ma non per motivi amorosi: da documenti che abbiamo ritrovato a Washington risulta che la Corbellini non fosse l’amante di Giuliano, bensì il capo delle SAM, Squadre d’Azione Mussolini.

Don Mario Vitale, il lottologo dai numeri vincenti – Puntata 86

Don Mario Vitale per come appare su Cronaca Vera

Don Mario Vitale per come appare su Cronaca Vera

Don Mario Vitale, il lottologo di Cronaca Vera che ha ereditato l’infallibile metodo del monco di San Ferdinando, è l’eccellentissima guest star di oggi della “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Don Mario Vitale:
Lei che conosce i segreti del lotto, perché vende questi segreti invece di campare solo di lotto?
Io mi sento una persona anche umana. A distanza di ottant’anni da quando uno dei più grandi lottologi d’Italia, il monco di San Ferdinando, che ha scoperto una metodologia molto potente per vincere quasi a ogni estrazione, io voglio dare quest’opportunità anche agli altri.

Vuole farne dono all’umanità?
No, i miei trattati sono a pagamento.

Il suo metodo si applica prevalentemente alla ruota di Bari. Perché proprio quella?
Non tutte le ruote sono uguali. La Lottomatica ha meccanizzato alcune ruote, e non è stata una bella cosa.

Ma con l’estrazione manuale c’era stato uno scandalo.
Sì ma con le macchinette Venus non si può contraffare lo stesso? Noi lottologi studiamo ciclometria, pondometria, statistica, e io mi sono reso conto che il lotto è un gioco molto molto semplice, però lo fanno diventare molto difficile. I 90 numeri io non li considero numeri: li chiamo cifre. “Numeri” è una frase fatta. Operando con un ingranaggio particolare, quasi ad ogni estrazione possiamo avere una vincita. Quasi, eh, perché comunque io non sono Padre Pio.

Lei però è l’erede del metodo del monco di San Ferdinando. Chi era questo monco?
Era un nullatenente che abitava a San Ferdinando di Puglia negli anni 20. Lo chiamavano il monco perché durante la festa del paese gli è venuta a mancare una mano a causa di una bomba. Il monco per 20 estrazioni di fila ha fatto vincere mezza Italia. La gente veniva da tutto il mondo per avere i numeri del monco. Allora Mussolini, per non rovinare le casse dello Stato, tolse un numero alla ruota.

Intervista a Luciano Rispoli – Puntata 85

luciano-rispoli

Ospite d’onore della “Trasmissione di Morelli” è un maestro del talk show all’italiana: Luciano Rispoli, giornalista, scrittore, conduttore televisivo e radiofonico, nonché ex dirigente RAI.

La Rai ha la Bignardi, Mediaset ha Chiambretti, Sky ha i suoi talk show, La 7 ha la Cabello, RadioStreet ha Morelli: il suo “Tappeto volante” in cosa si differenzia da tutti questi programmi?
Il mio non somiglia nemmeno alla lontana a nessuno degli show di cui hai parlato, che sono fatti da seri professionisti che conoscono i segreti del mestiere, ma che hanno tutti una caratteristica comune: una sostanziale mancanza di… sono esitante nel dirlo…

No no, diciamolo!
… di rispetto, di rispetto nei confronti degli intervistati e quindi del pubblico. Questa mancanza di rispetto passa attraverso il desiderio di essere gradevoli, simpatici e spiritosi ad ogni costo. È un modo di intervistare che io non amo, non ho mai praticato e non mi piace nemmeno.

In tanti anni di “Tappeto volante”, c’è un momento particolarmente toccante che ricorda?
Rita Levi Montalcini. Quando la intervistai ne aveva una novantina. Graziosissima, appena uscita dal parrucchiere, partecipò alla trasmissione con grande interesse e un’espressione molto presente. Durante un “nero” la signora Montalcini, con cui mi stavo complimentando, mi disse: «eppure pensi, caro amico, che sono diventata completamente cieca». Per un pizzico di civetteria aveva partecipato alla trasmissione senza far capire nemmeno per un momento di essere diventate cieca.

Lei si è sposato con sua moglie davanti a Padre Pio.
Per una serie di circostanze curiose, ma sostanzialmente perché volevo risparmiare sulle spese di un matrimonio borghese molto costoso, andai a San Giovanni Rotondo, e per intercessione di un amico della mia famiglia e anche di Padre Pio mi sposai davanti a Padre Pio.

Lei fu anche chiamato come conduttore della prima edizione del Grande Fratello.
È vero, all’epoca se ne occupava una società chiamata Stream, il cui direttore era Giovanni Minoli. Mi chiese di andarlo a trovare e mi disse se volevo presentare il Grande Fratello. Gli dissi subito di sì, non capendo bene di cosa si trattasse, eppure un giorno…

L’auto-biografia di Vincenzo Sparagna/6 – Puntata 84

Vincenzo Sparagna (foto colorizzata)

Vincenzo Sparagna (foto colorizzata)

Dopo la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta puntata, il fondatore e direttore della storica rivista «Frigidaire» (da poco di nuovo in edicola), Vincenzo Sparagna, continua a raccontare la propria avventurosa auto-biografia.

Vincenzo, eravamo rimasti al racconto della fondazione di «Frigidaire», che peraltro ha ricominciato a uscire )il prossimo numero sarà in edicola col quotidiano «Liberazione» del 23 maggio).
Io e Tamburini abbiamo lavorato per circa un anno alla creazione di una nuova rivista che non fosse solo di satira e fumetti, ma anche di antropologia del presente. Siamo nel 1980. Il primo numero fu abbastanza clamoroso perché molti si aspettavano qualcosa che assomigliasse a «il Male». Era allegato un inserto – che poi è stato persino esposto in una grande mostra d’arte contemporanea a Torino – sui suicidi autoerotici, con foto preso da un manuale di medicina legale. Queste foto, oltre alla confezione lussureggiante della rivista, «Frigidaire» fu subito messo tra le riviste porno dagli edicolanti.

Nel primo numero c’è anche una scioccante intervista a un giovanissimo gigolò.
Questa intervista era nata all’interno di un mio progetto di libro, che poi non ho più completato, sulla sessualità maschile, un argomento che era stato maltrattato dalla letteratura femminista del tempo. Il pezzo si chiamava “Schiuma”, un’intervista a questo Roberto T. (finto nome), e conteneva il racconto di una ricerca del piacere adolescenziale attraverso tante esperienze di infelicità. Tant’è che era finito per diventare un marchettaro.

Questo ragazzo che fine ha fatto?
Ti sembrerà strano, ma un anno o due fa è passato a Frigolandia. Ormai è adulto, lavora, se la cava, credo che abbia fatto addirittura dei figli.

Una storia alla Povia, «Luca era gay e adesso sta con lei»…
Eheh, lasciamo perdere…

La paga dei padroni: intervista a Giorgio Meletti – Puntata 83

Alessandro Profumo, Corrado Passera, Giovanni Bazoli, Cesare Geronzi

Alessandro Profumo, Corrado Passera, Giovanni Bazoli, Cesare Geronzi

Oggi alla “Trasmissione di Morelli” è ospite Giorgio Meletti, autore, insieme a Gianni Dragoni, de La paga dei padroni – Banchieri, manager, imprenditori. Come e quanto guadagnano i protagonisti del capitalismo all’Italiana. Si parla del sistema economico e finanziario italiano, e degli scadalosi stipendi dei top manager del belpaese.

Momenti salienti dell’intervista a Giorgio Meletti:
La paga dei padroni è un titolo molto hegeliano, quasi demodé.
Per una volta abbiamo voluto chiamare le cose col proprio nome. L’Italia del resto è l’unico paese capitalista occidentale in cui gli imprenditori prendono lo stipendio. Questo perché esiste un sistema che permette ai padroni di pagare se stessi come manager.

Avete pubblicato il libro sei mesi fa: ora le paghe dei padroni sono un po’ diminuite?
Noi l’abbiamo scritto prima che esplodesse la crisi internazionale. Avevamo notato che le aziende italiane, prima della crisi, andavano male, e tuttavia i manager – quasi sempre azionisti di controllo – si riservavano dei compensi sempre alti. Abbiamo visto, coi bilanci 2008, che ci sono stati però dei drastici ridimensionamenti (come il caso di Unicredit). Invece in altri casi, proprio quelli in cui gli azionisti di controllo sono anche manager, sono andati in direzione opposta. Ad esempio la famiglia Ligresti: i tre figli di Salvatore Ligresti, che nel 2007 beneficiavano di stipendi nell’ordine di 5 milioni a testa, nel 2008 hanno ulteriormente incrementato i loro compensi nonostante l’anno non sia stato certo eccezionale.

Chi sono oggi i grandi capi della finanza italiana?
C’è una ristretta categoria di uomini-cardine dell’economia italiana, fondamentalmente sono quattro banchieri. 1) Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca; 2) Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo; 3) Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo; 4) Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit. Considerando che Unicredit e Intesa Sanpaolo valgono circa il 70% del sistema bancario italiano e Mediobanca è un altro cardine imprescindibile, a cui fanno capo molti pacchetti di controllo, capiamo come il sistema economico italiano ruota oggi intorno ai banchieri. Da quando Berlusconi è tornato al governo, leggiamo spesso sui giornali che ci sono da parte di questi banchieri netti segnali di avvicinamento e amicizia verso il centrodestra.

Ci metto la firma! La gavetta dei giornalisti – Puntata 82

Ci metto la firma!, di Mariano Sabatini

Ci metto la firma!, di Mariano Sabatini

Ospite del giorno della “Trasmissione di Morelli” è il giornalista e scrittore Mariano Sabatini, autore del libro Ci metto la firma! La gavetta dei giornalisti famosi. Cosa facevano quando non erano nessuno.

Momenti salienti dell’intervista a Mariano Sabatini:
Nel tuo libro hai intervistato, tra gli altri, anche Alfonso Signorini, il quale ha detto che il suo motto è «vivi e lascia vivere». Non mi sembra un’idea molto giornalistica.
Ognuno ha la sua idea di giornalismo. Ad esempio, ho intervistato anche Renato Farina, l’agente Betulla: non condivido quasi niente di quello che scrive, però penso che per fare il giornalista bisogna avere una «mente ospitale», citando Borges, e quindi dare spazio a tutti. Poi ognuno si tiene le proprie idee e trae le proprie conclusioni.

Il nuovo rapporto di Freedom House sostiene che l’Italia non è più un paese libero. Tu che studi il giornalismo e i giornalisti che idea ti sei fatto?
Sono abbastanza convinto che la libertà di parola, di stampa, di satira (soprattutto di satira) sia in grave pericolo. Siamo ancora un paese libero, ma ci sono seri segnali di preoccupazioni. Il fatto che questo paese abbia ancora un grosso blocco dell’informazione in mano al Presidente del Consiglio la dice lunga. Per fortuna ci sono anche ottimi giornalisti in Italia, come Milena Gabanelli – che è giornalista pubblicista – o Pino Maniaci, che è giornalista molto più di tanti altri.

Però ti devo appuntare una carenza: in questo tuo libro ci sono 60 interviste a giornalisti, ma non sei andato a intervistare nessuno di Cronaca Vera.
In effetti Cronaca Vera mi manca. Però sono stato un lettore di quel giornale, soprattutto negli anni dell’adolescenza: mi forniva grandi ispirazioni, specie la rubrica di confessioni sessuali…

Il libro ha anche un blog, vero?
Sì, http://cimettolafirma.wordpress.com.

Lotta civile contro le mafie e l’illegalità – Puntata 81

Boss di Cosa Nostra

Boss di Cosa Nostra

Ospite del giorno è la giornalista Antonella Mascali, autrice del libro Lotta civile. Contro le mafie e l’illegalità.

Momenti salienti dell’intervista ad Antonella Mascali:
Con questo libro hai fatto un pellegrinaggio nel dolore causato dalla mafia.
Be’ sì. Ho iniziato questo libro col capitolo dedicato a Pippo Fava, direttore de «I Siciliani», anche perché io vengo da quella storia. Ero molto piccola, leggevo «I Siciliani» perché già volevo fare la giornalista, e ho cominciato a scrivere su quel giornale quando ero al ginnasio, subito dopo la morte di Pippo Fava. Poi per questo libro ho incontrato tantissimi familiari di vittime della mafia, che hanno un comune denominatore: sono tutti impegnati nel sociale. Hanno deciso di dedicarsi alla battaglia per la giustizia, contro la criminalità organizzata. Il loro compito è anche quello di far si che non si dimentichino i loro familiari e soprattutto la storia che c’è dietro, che tuttavia riguarda tutti noi. Come mi ha detto Elena Fava, figlia di Pippo Fava, «mio padre è mio, ma appartiene a tutti».

Coloro che sono stati uccisi dalla mafia sono eroi?
Non sono eroi, li abbiamo fatti diventare noi eroi. Come mi ha detto Giovanni Chinnici, figlio del giudice Rocco Chinnici ucciso a Palermo, «persone come mio padre non sono eroi, chi li definisce eroi si crea un alibi per non fare niente».

Ma una persona normale cosa può fare per combattere la mafia, a parte non delinquere?
Mai girarsi dall’altra parte, mai isolare le persone che per funzione rivestono i ruoli più delicati: magistrati, poliziotti, finanzieri, quei politici – e non sono tanti – che vogliono combattere davvero la mafia.

L’altro giorno il procuratore Piero Grasso ha detto che Cosa Nostra è in ginocchio. Ti senti di confermare?
Sì, Piero Grasso ha detto che Cosa Nostra siciliana è in ginocchio, però ha anche avvertito che non bisogna mai abbassare la guardia. Aggiungo io: se magistrati e polizia stanno facendo la loro parte, anche in altre regioni, a livello politico la battaglia è tutta da fare. Se ancora parliamo di lotta civile è perché non c’è mai stata una volontà costante dei rappresentati politici di sconfiggere la criminalità organizzata, così come si è fatto invece col terrorismo.

Intervista a Enzo G. Castellari – Puntata 80

Il regista Enzo G. Castellari

Il regista Enzo G. Castellari

Prestigiosissima guest star della “Trasmissione di Morelli” è il regista Enzo G. Castellari, autore di oltre quaranta pellicole tra cui Quel maledetto treno blindato – Bastardi senza gloria, che ha ispirato il prossimo film di Quentin Tarantino.

Momenti salienti dell’intervista a Enzo G. Castellari:
Il tuo film Quel maledetto treno blindato – Bastardi senza gloria fino a qualche anno fa era sostanzialmente dimenticato. Adesso invece se ne parla moltissimo perché Tarantino ti ha preso il titolo.
Non ha ripreso solo il titolo: sarà un vero remake, anche se reinterpretato dal genio di Tarantino. Quando ci siamo incontrati a Venezia lo vedemmo insieme, e per lui era la prima volta sul grande schermo. In sala avevo Quentin a sinistra e Joe Dante a destra. Anche Joe Dante è un mio grande fan, l’unico che mi chiama col mio cognome paterno, Girolami.

Il tuo nuovo film si intitola Caribbean Basterds. È la risposta alla risposta al tuo film?
No, il titolo è uno scherzo per Tarantino, che ha reinterpretato il mio film e – pur avendo regolarmente comprato i diritti – ha storpiato il titolo. Caribbean Basterds tenta di rievocare le emozioni che ho provato la prima volta che ho visto Arancia Meccanica. Parla di alcuni ragazzi ricchi col barcone che si divertono a imitare i protagonisti di Arancia Meccanica. Ci saranno scene violente e di sesso con meravigliose attrici, e ovviamente molta azione.

Tu ormai sei riconosciuto come maestro del cinema da molti maestri del cinema, ma sai che alcuni tuoi importanti colleghi – come ad esempio Dario Argento – si arrabbiano per gli omaggi di Tarantino?
Io ho un piacere massimo, anzi, mi genufletto davanti a giovanissimi geni che imitano e prendono spirito e iniziativa dalle nostre opere: alla mia età mi pare un regalo straordinario!

Il barbiere mistico di Sala Consilina – Puntata 79

Domenico Gorga detto Mimmo, barbiere di Sala Consilina

Domenico Gorga detto Mimmo, barbiere di Sala Consilina

«Un grande centro nel salernitano già noto per altri eventi soprannaturali è stato oggetto di tre apparizioni mistiche che hanno lasciato a bocca aperta il barbiere che vi ha assistito»: questo il sommario di un articolo apparso sul numero 1912 dell’autorevole settimanale «Cronaca Vera». Domenico Gorga, il succitato barbiere di Sala Consilina (SA), è gradito ospite della “Trasmissione di Morelli”.

Momenti salienti dell’intervista a Domenico Gorga:
Lei ha raccontato a Cronaca Vera di aver assistito a un fenomeno paranormale.
Sì, in via Matteotti, a Sala Consilina. Sopra c’è una piccola montagnella adibita al santuario della Madonna della Consolazione. Dal lato sud c’è una croce. Prima s’è avvicinata la montagna verso di me, a 200 o 150 metri, e non è la prima volta che mi succede. Poi ha preso fuoco la croce di ferro. Da via Matteotti si vede in modo chiaro, e quello che dico è tutto vero.

Certo, se non fosse vero perché lo direbbe?
Eh, io sono un padre di figlio, non scherziamo! Oh: il fuoco non s’è dissolto, c’era qualcosa che pressava da sopra…

Tipo un martello?
Tipo una cosa sopra che spegneva queste fiamme compatte, una forma più o meno ovale fino all’altezza di mezzo metro da terra, e poi PAH, il colpo di grazia. Poi dalla croce uscivano dei raggi che andavano più o meno verso il cielo, non proprio verticale. Poi ho preso il telefonino…

Che telefonino ha?
Un Nokia.

Quanto l’ha pagato?
Io c’ho la partita IVA, è venuto un rappresentate della TIM tanti anni fa. Comunque, ho distolto lo sguardo dai raggi, ho messo in posizione e al momento di fare lo scatto, “fammi vedere”, ho spostato il telefonino e non c’erano più i raggi. C’era un alone bianco, e nell’alone io ho visto l’ostia del sacerdote! Più bianca ancora!




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