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Miss Little China – Puntata 118

Il concorso di bellezza Miss Little China

Il concorso di bellezza Miss Little China

L’ospite di oggi è Vincenzo De Cecco, co-autore del documentario sulla comunità sino-italiana Miss Little China.

Momenti salienti dell’intervista a Vincenzo De Cecco:
Miss Little China punta a sfatare i luoghi comuni più radicati in Italia sui cinesi. Come avete fatto a mettere dei cinesi davanti a una telecamera? C’ho provato una volta, è quasi impossibile.
Siamo stati aiutati dal libro I cinesi non muoiono mai: partendo da lì, siamo riusciti a trovare questo concorso di bellezza, “Miss Little China”, che da un lato è diventato il filo narrativo del film e dall’altro la chiave d’accesso a queste famiglie. È un concorso che si svolge ogni anno al casinò di Venezia, inventato da un ragazzo che l’ha creato dal nulla a 17 anni. Adesso ne ha 25 e gestisce due aziende in Italia e tre in Cina. Le concorrenti sono tutte cinesi residenti in Italia. A noi è sembrato un ottimo espediente narrativo per parlare del problema in maniera più leggera e, a differenza di Staglianò e Oriani, trattare il tema delle seconde generazioni di cinesi italiani.

Come sono queste nuove generazioni di cinesi nati in Italia?
Loro si definiscono “cinesi banana”, cioè gialli fuori e bianchi dentro. Prendono il meglio dei due mondi e sono spesso gli “ambasciatori” dei genitori. Questo perché le prime generazioni di immigrati cinesi passano tutta la vita a lavorare e spesso non parlano nemmeno l’italiano; dunque i figli sono molto responsabilizzati. Si tratta di ragazzetti di 15 anni che fanno da interpreti per i genitori, e loro stessi spesso trattano affari molto importanti. Insomma sono molto responsabilizzati, più dinamici dei coetanei italiani.

I cinesi non muoiono mai? – Puntata 64

Donna cinese in costume tipico (fonte: AnthroLOLogy)

Donna cinese in costum tipico (fonte: AnthroLOLogy)

Ospite di oggi è Raffaele Oriani, giornalista, autore – insieme a Riccardo Staglianò – del reportage I cinesi non muoiono mai.

Momenti salienti dell’intervista a Raffaele Oriani:
Questa storia secondo cui i cinesi che muoiono in Italia si fanno rispedire in Cina è vera o no?
Siamo partiti da qui per capire cosa c’è di vero in questi luoghi comuni, o pregiudizi. Questo, alla prova dei fatti, è semplicemente un pregiudizio. I cinesi muoiono meno di noi soltanto perché sono più giovani di noi. Gli italiani sopra i 60 anni solo il 20% della popolazione, i cinesi il 2%. Ma poi spesso nei cimiteri italiani si trovano cinesi.

Ma le triadi, questa famosa mafia cinese, esiste o no?
Indagini che ne abbiano provato l’esistenza ce ne sono pochissime, o meglio solo una, a Firenze. Invece esistono molte gang delinquenziali giovanili, che hanno una mobilità estrema tra le Chinatown di Torino, Roma, Napoli etc., hanno una propensione alla violenza molto sviluppata e colpiscono solo la comunità cinese.

In futuro avremo un presidente del consiglio di nome Wang?
Non so, e non so fin quanto è auspicabile. Però c’è una forte integrazione soprattutto tra i ragazzi: molti vengono qui e nell’arco di tre anni sanno già parlare benissimo l’italiano.




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