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Vincenzo Sparagna in un bassorilievo di granito
Dopo le prime 6 puntate, il fondatore e direttore della storica rivista «Frigidaire» (da poco di nuovo in edicola), Vincenzo Sparagna, continua a raccontare la propria avventurosa auto-biografia.
Eravamo rimasti alla fondazione di «Frigidaire». Il successo arrivò subito?
Il successo è arrivato presto, ma dopo tre o quattro numeri di «Frigidaire» eravamo già sotto di un centinaio di milioni. Tutti pensavano che avremmo chiuso, però siamo riusciti a superare quella fase difficile.C’erano tante personalità fortissime in redazione: tu, Andrea Pazienza, Filippo Scòzzari, Stefano Tamburini, Tanino Liberatore, Massimo Mattioli. Era inevitabile che ci fossero degli scontri. Chi era amico di chi?
Io ho sempre cercato di essere amico di tutti. Certamente c’era qualche conflitto. Ad esempio tra Tamburini e Mattioli, per una questione di primogenitura nell’uso dei cartoncini colorati nel fumetto. Una disputa un po’ più lunga invece fu quella tra Scòzzari e Pazienza. Scòzzari scrisse una introduzione abbastanza velenosa all’albo di Pazienza Aficionados, sulla base del fatto che Pazienza aveva chiesto dei soldi – giustamente, peraltro – per fare un albo extra. L’introduzione di Scòzzari si intitolava “Ritratto dell’artista da giovane salvadanaio”, che fece veramente imbestialire Andrea.All’epoca «Frigidaire» pagava.
Come no, pagava sì. Noi avevamo un attivo crescente, perché avremmo dovuto avere dei rimborsi per un aumento artificiale del prezzo della carta. Il primo anno l’abbiamo ricevuto, poi niente più.Insomma la situazione si fece sempre peggiore.
Per ripianare i debiti di «Frigidaire», insieme a un ex compagno dei movimenti decidemmo di fare un’importazione di hashish dal Marocco. Ci procurammo un centinaio di chili di hashish, che trasportammo in modo molto avventuroso su un canotto partito da Marbella e poi arrivato sulle coste africane dopo giorni. Siamo rimasti a un certo punto senza nafta, alla deriva, su questo canotto carico di hashish.
