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La Tranviata degli Squallor – Puntata 76

La Tranviata degli Squallor

La Tranviata degli Squallor

Dopo l’anteprima nazionale de La Traviata, diretta da Paolo Baiocco con le scene che Nicola Benois creò per Maria Callas, andata in scena al teatro Vittorio Emanuele di Messina, “La Trasmissione di Morelli” tenta di riproporre l’opera verdiana a beneficio di chi se l’è persa, ma riesce ad acquistare solo i diritti de La Tranviata degli Squallor.

Intervista a Enrico Guarneri/Litterio – Puntata 72

Enrico Guarneri nei panni di Litterio

Enrico Guarneri nei panni di Litterio

Ospite della puntata speciale di oggi è Enrico Guarneri, attore catanese, creatore della maschera siciliana di Litterio Scalisi, diventata celeberrima grazie allo show di Antenna Sicilia “Insieme” («il talk show più amato e seguito dai siciliani», come lo ha definito Renzo Arbore).

Momenti salienti dell’intervista a Enrico Guarneri:
Possiamo dire che il personaggio di Litterio rappresenta un teatro di narrazione che è la risposta comica ai vari Marco Paolini, Marco Baliani, Ascanio Celestini, etc?
Sì, i meccanismi sono uguali, le argomentazioni sono ovviamente diverse: Litterio racconta il grottesco, il demenziale, quasi il fantastico. Ma alla fine si tratta proprio di questo, del dono del racconto.

Scrive da solo i suoi testi?
Mi faccio aiutare, anche se in maniera saltuaria, da Busacca, Totò Calì, l’avvocato Coppola di Catania…

Nel 2007 è arrivato questo esperimento coraggiosissimo, il film L’infernale Litterio, commistione pazzesca tra comico e horror. Come lo giudica, a distanza di due anni?
Il film è stato diretto molto molto bene dal messinese Nicola Calì, che ha dimostrato notevole capacità e competenza. Il soggetto che mi propose lo valutai attentamente. Forse non mi sono reso conto che il pubblico si aspettava qualcosa di diverso, cioè l’immaginario che avevo creato – il paese, ‘a famigghia, il cugino Alfio, etc. – in stile commedia all’italiana, o meglio siciliana. Il pubblico è rimasto un po’ spiazzato da questo mix di horror/thriller e comicità.

Si sente un po’ prigioniero del personaggio di Litterio?
Dovrei rispondere sì, ma in realtà non mi sento prigioniero di Litterio perché non ho mai smesso di fare teatro. Se esistesse un monitoraggio dei mezzi di promozione del teatro, dovrebbero dare un premio a Litterio. Moltissimi siciliani, vedendo la mia faccia su un manifesto, vanno a teatro convinti di trovare Litterio, e invece trovavano Argante, Arpagone, etc. Spesso restano affascinati e si tramutano poi in pubblico teatrale.

Intervista a Dario Fo – Puntata 15

Il premio Nobel Dario Fo

Il premio Nobel Dario Fo

Puntata speciale dedicata al maestro Dario Fo, premio Nobel 1997 per la letteratura. Il maestro svolge un’intervista-lezione sul rapporto tra radio e teatro.

Momenti salienti dell’intervista a Dario Fo:
Maestro, il teatro in radio ha anche un futuro o soltanto un glorioso passato?
Diciamo che ha avuto un passato straordinario. Io ascoltavo i radiodrammi da ragazzino e quando ho cominciato con il teatro ho avuto anche modo di avvicinarmi alla radio, prima con dei programmi generalisti e poi con veri spettacoli teatrali. La radio, per me e molti altri, è stato il primo passo verso la televisione. Con la nascita di quest’ultima, che ha rappresentato sin da subito una grande forza attrattiva, gli ascolti della radio hanno cominciato a diminuire. Eppure in determinati momenti il mezzo radiofonico è tornato in auge, e io stesso ho scritto e interpretato vari spettacoli.

Ad esempio Non si vive di solo pane, scritto con Franco Parenti nel 1956. Esatto, quella fu una trasmissione di successo. Ma gli spettacoli radiofonici allora erano talmente importanti che alcune compagnie di rivista adoperavano nelle locandine il titolo della loro trasmissione radiofonica come garanzia di successo.

Maestro, che differenza c’è tra lo scrivere per la radio e lo scrivere per il teatro in senso proprio?
In radio si deve svolgere tutto in un tempo più rapido, più sintetico, perché bisogna raccogliere l’interesse soltanto attraverso la parola, la musica, soprattutto il suono, che è il “sottocampo” della rappresentazione. Ai miei tempi i suoni venivano realizzati direttamente sul posto con degli abili trucchi, gli stessi del teatro. Non c’erano nemmeno delle registrazioni. Facevano tutti i fonici, dei veri e propri imitatori che realizzavano i suoni sul posto.

Dunque a suo avviso la radio ha un vantaggio rispetto agli altri media…
Certo: ha il grande vantaggio di costringere l’autore teatrale a inserirsi nel cervello di chi ascolta, facendogli immaginare cose che non si potrebbero realizzare nel cinema o nella televisione. Si riescono a ottenere degli effetti straordinari, con la radio.




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