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Brisio.....sei un grande...no...sul serio....quando l'ho letto mi sono commosso....e ora provo un inspiegabile attrazione sessuale verso di te......
Messo da Izio il bello - 05/12/2004 04:39 PM
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Ciò che lega questo blog alla trasmissione di Raitre Ballarò è solo un gioco di parole |
12/03/2004 Delirio surrealista L’orologio sul pavimento sgocciolava le sue ore, raccogliendole in una ciotola sotto la sedia d’argento. Il cielo quel giorno era a scacchi, con tonalità di uno splendido verde smeraldo, e il vento lambiva con le sue onde le pagine di un grande libro, un trattato medievale sulle applicazioni della lana di capra nei rapporti sessuali tra angeli, rilegato in cartongesso scuro. “La giornata ideale per una passeggiata”, pensai, indossando una maschera rituale africana completa di torcia e boccaglio, e mi avviai al lavoro. Mi arrampicai giù per la scala di corda che si avvolgeva intorno ai pomelli del mio letto, e fui fuori. Feci un paio di passi in avanti, uno indietro, uno a destra e infine compii un giro su me stesso di 359°, mi fermai un attimo per evitare alcuni cubi che mi rotolavano davanti, e aprii il tombino dell’ufficio. La mia segretaria era già al lavoro, accovacciata sulle sue uova. Mi accolse felice, starnazzando e sbattendo le ali. La ringraziai e le dissi che oggi sarei stato felice di conoscere il suo fidanzato, quel bel ragazzone che ogni giorno le telefonava dalla cabina all’angolo tra la 25^, la 14^, la 236^ e, a volte, la 41^. Entrai nella mia stanza, presi a martellate un sfera di vetro con dentro il duomo di Palermo con la neve e mi misi a ricostruirla. Fatto ciò la mia giornata lavorativa poteva iniziare. Oggi avevo un bel po’ di carte da firmare: un permesso ad una ditta di falegnami robot guidati dalla madre di sei orfani per riconvertire in alberi una serie di mobili in disuso, nell’ambito del progetto cittadino per l’abbattimento delle foreste e la ricostruzione dell’autostrada… un lavoraccio quello che si era sobbarcato il sindaco: distruggere l’autostrada, ripiantare una foresta e ricostruire di nuovo l’autostrada; ma da lui la cittadinanza si aspettava un ottimo lavoro, avevamo eletto un termosifone e non una finestra come gli altri anni per questo, del resto. Il secondo foglio da firmare era una dichiarazione di non-cessione di un fabbricato. Il bue proprietario del palazzo che stava sotto la sedia del barbiere del paese aveva stranamente deciso di non venderlo, e di abitarci… era un atto di non-vendita importante, e in quanto idraulico avevo il dovere civico e l’obbligo morale di firmare un foglio bianco che lo attestasse, in modo che tutti, leggendolo, potessero sapere di cosa trattava. Ed infine dovevo firmare una grossa palla di piombo con telefono incorporato. Presi un pezzo di fiamma e scrissi il mio nome al contrario, e mi sedetti su uno zoccolo di mucca per riposarmi un po’. Chiusi gli occhi, e mi addormentai sognando martelli di burro che facevano piroette sulla testa pelata di un capellone cinese con la pelle nera ed i baffi biondi. Scoprii poi che uno di quei martelli era mio figlio, e che in passato era stato mia moglie. Mi risvegliai, e indossato un lungo vestito da sposa bianco con lo strascico, che faceva risaltare le squame azzurre che avevo sul braccio destro, mi diressi verso un campo di addestramento militare, intento a guardare una moneta d’argento dorato che prendeva a calci un lampione a strisce gialle e rosse. Quattro zebre stavano attraversando la strada a cavallo di un paio di occhiali, quando un mulo urlò che voleva suicidarsi, e cominciò a mangiarsi a partire dalla coda, fino a scomparire nel nulla, lasciando il posto a sette cactus celesti che discutevano tra loro di come il governo avesse alzato il prezzo delle macchie dei dalmata, e di quanto l’inverno fosse stato afoso cinque anni fa in Alaska. D’un tratto mi resi conto di essermi completamente dimenticato di dimenticare la cena dell’indomani, che infatti ricordavo perfettamente, e chiesi aiuto ad un vigile. Quest’ultimo mi guardò col suo lungo becco e mi diede un cappello a cilindro da indossare, io, sollevato lo adagiai sul ginocchio sinistro. Avrei tranquillamente proseguito su quel rettilineo curvo, fino ad arrivare a quella matita con le ruote di carta che vedevo in fondo alla strada, per salire sulla bottiglia di whiskey irlandese che stava sulla punta e potere ammirare da lassù la rotondità del mare d’acciaio che si infrangeva coi suoi flutti sulla spiaggia d’olio… …Ma l’effetto delle medicine era finito. Aprii gli occhi, e vidi solo il tetto verde scuro, umido e gocciolante della mia cella, mi rivoltai sulla brandina, con i movimenti che mi permetteva di compiere la stretta camicia di forza bianca. Sbuffai, chiusi gli occhi, e provai a riprendere sonno. |